UNIONE EUROPEA – SPAGNA. LA CATALOGNA E’ UNA BOMBA A OROLOGERIA

Ore di tensione febbrile a Bruxelles e a Madrid.
Causa Medio Oriente in fiamme , attacco Usa a Baghdad , escalation in corso e vendetta Iraniana ? Macchè.
Il punto è un altro, anzi sono due , con immediati, pesanti contraccolpi politici : 1) Quale diritto ha la prevalenza in Europa ? 2) La Spagna ce la fa a fare un governo o meno ? Questi i fatti.

La Giunta elettorale centrale spagnola ha ieri deciso che il Presidente del Governo catalano Quim Torra sia estromesso dal Parlamento dopo una condanna all’interdizione dai pubblici uffici per 18 mesi, condizione che dovrebbe portarlo a lasciare anche la presidenza della Generalitat.
La stessa giunta conferma che Oriol Junqueras, in carcere dal 2017 per il tentativo di secessione, regolarmente eletto eurodeputato con amplissimo consenso, non potrà ricoprire la carica di deputato al Parlamento Europeo. Madrid non vuole, quindi Junqueras non può, con tanti saluti agli elettori catalani ma non solo.

Il punto infatti è che la Corte di Giustizia Europea ha invece stabilito il pieno diritto di Junqueras a esercitare il proprio mandato di eurodeputato , e persino l’ Avvocatura dello Stato spagnola aveva dato parere favorevole alla scarcerazione per il prevalere in questo caso del principio dell’immunità.
Ma le autorità centrali di Madrid fanno finta di niente: non vedono, non sentono, non parlano.

Quanto a Quim Torra, il Presidente catalano contesta la decisione, avendo già presentato ricorso contro la sentenza alla Corte suprema, e convoca per la sera del 3 gennaio un Consiglio straordinario. Torra era stato condannato prima di Natale per ‘disobbedienza’, dopo essersi rifiutato di togliere dalla facciata del palazzo della Generalitat (il governo della Catalogna), durante il periodo elettorale, degli striscioni che invocavano la libertà per gli indipendentisti in carcere.
A causa di tutto questo si apre non solo un conflitto giuridico in seno all’Unione Euopea, ma è lo stesso Governo di Madrid ad essere in forse dopo la decisione della Giunta elettorale centrale spagnola.

Traballa infatti l’accordo che i socialisti hanno fatto con Esquerra Republicana de Cataluña (la sinistra catalana) , che ha promesso l’astensione dei suoi 13 deputati per consentire l’investitura del governo Sanchez in cambio di un tavolo di negoziazione sulla Catalogna. Tavolo che se aperto non spalancherebbe la porta dell’indipendenza, ma se non si apre potrebbe chiudere definitivamente quella per il sospirato nuovo esecutivo a Madrid.
Prima dell’esclusione di Torra, sembrava che l’impasse si fosse rotto. L’accordo con la sinistra catalana sull’astensione al voto di fiducia al governo avrebbe garantito il via libera all’esecutivo targato PSOE-Podemos. La ‘road map’ prevedeva un epilogo entro pochi giorni con il sì al mandato del premier incaricato Pedro Sánchez il 7 gennaio, contando sull’appoggio del proprio partito, di Podemos e – prima della decisione della Giunta elettorale centrale spagnola – sulla fondamentale astensione dal voto di fiducia della sinistra indipendentista catalana. Ora l’intero piano è saltato. Tanto a Bruxelles , quanto a Madrid . E alla prova di ogni autentico fatto ed evento politico, la UE appare per ciò che è : una barzelletta politica, nella quale non trovano nè accordi nè sintesi i malcelati piccoli interessi nazionali di ciascuno.