ITALIA 2020. LA STRADA DI BERLINO, E QUELLA DI LONDRA

Vista dall’estero l‘Italia è un paese al capolinea. Nessuno ci investe un euro. I nostri giovani emigrano, immigra solo il più disperato, chi non ha altra possibilità di sbarcare altrove.

Unico l’ obiettivo del governo: sopravvivere alle urne in Emilia Romagna, tirare a campare con il voto del 35% degli italiani. Unica anche l’attività del partito di maggioranza relativa: fare la conta delle ormai legioni di parlamentari che non versano i soldi a padron Casaleggio, pronti a tradire consegnandosi al primo che promette un posto. E in mezzo, sopra, sotto? Una classe dirigente che a partire dal Quirinale passando per il commissario Gentiloni e finendo con l’odierno Zingaretti scopre che il paese andrebbe semplicemente Ricostruito, quasi che durante l‘agonia di un quindicennio di pauperismo loro fossero in giro a fischiettare, a fare altro.

Questo il quadro, con un‘aggravante. Parliamoci chiaro: non è che se domattina arrivassero al comando i Melosalviniani uno potrebbe tirare il sospiro di sollievo e dire: è fatta. Non sarebbe fatta proprio per niente: cacciare il cialtrone Conte è una condizione necessaria ma non certo sufficiente a riparare quei disastri di Ilva, Alitalia, Autostrade, Tav, Grandi Opere, Giustizia allo sfascio, buio pesto di strategia economica e crescita che sono i nostri cancri. Cosa occorrerebbe, allora?

Invertire la marcia. Cambiare direzione . Piantarla di avere come unica cultura di riferimento, unica e provincialissima bussola quella delle regole e del pensiero Franco-Tedesco artefice di una politica economica che – ammesso sia utile a loro, il che personalmente non credo – è per noi una agonia, un tunnel senza sbocco e senza luce.

Ecco la prima cosa seria che dovrebbe fare un nuovo, un altro Governo. Accantonare per un anno ogni “confronto”, ogni polemica, ogni “braccio di ferro” con Bruxelles. E prendere un aereo per gli unici posti nei quali De Gasperi capì che era serio andare. A Washington, a Londra. Sì, andare proprio lì a parlare di grande accordo commerciale, di Ilva, di Alitalia, di Autostrade, di Grandi Opere, di Tav , di Venezia, di Ponte sullo Stretto di Messina (sissignori: di Ponte sullo Stretto di Messina) , di sviluppo turistico del Sud e delle Isole, di Mediterraneo , di un’Italia inflessibilmente ancorata alla sponda atlantica dell’Occidente , che o è Atlantico o non è Occidente.

E’, questa, l’unica politica insieme interna ed estera che un governo della Ricostruzione potrebbe fare. Ci sarebbero mugugni e mal di pancia a Bruxelles, a Berlino, a Parigi? Pazienza. Basterebbe sfoderare il più affabile dei sorrisi spiegando che stiamo lavorando non solo per noi ma anche per loro, perchè fuori dell’Occidente atlantico non c’è spazio per alcuna Europa, ma solo per una Piccola UE obbligata a sopravvivere economicamente con i piccoli trucchi di Ursula Von der Leyen per alterare il libero mercato e la concorrenza, e riscaldata dal gas dello zio Vladimir Putin.

Saprà imboccare questa strada, l’Italia del 2020? Sarebbe bellissimo e lo spero. Ma non ci credo. Per un Conte che ci porta al definitivo declino, i Melosalviniani temo saprebbero portarci solo sotto le gonne di Ruini.

Giovanni Negri