URSULA O DRACULA? GLI INQUIETANTI SCENARI DELLA VON DER LEYEN

“L’Europa verde sarà la prima sui mercati” titola oggi Repubblica un’intervista molto preoccupante alla presidente tedesca della Commissione europea Ursula von der Lyen. Dietro la grande bandiera Verde del Green New Deal si svela un obiettivo assai meno poetico: nuove regole per abolire la concorrenza e il libero mercato in alcuni settori strategici, come richiesto da Francia e Germania, a partire da norme più permissive sugli aiuti di Stato.

Insomma, dove c’è un interesse franco-tedesco a dar vita a colossi capaci di competere con americani e cinesi, la concorrenza all’interno dell’Unione europea sarà sacrificata e l’Ue sarà considerata come un’unica nazione, dove Germania e Francia si ritagliano il ruolo di produttori protetti dagli aiuti di Stato e al resto dei Paesi viene riservato il ruolo di consumatori.

E questo non grazie alla capacità innovativa delle imprese franco-tedesche capaci di imporsi sul mercato, ma grazie ancora una volta a nuove regole ritagliate su misura per loro, varate in barba a ogni regola di libera concorrenza con altri competitori mondiali, e imposte al resto dei Paesi, a cui rimarrà solo il ruolo di ospiti dei due padroni della Nazione Europa.

Il punto di partenza – spiega Ursula – potrebbero essere le batterie legate alle auto elettriche e alle energie rinnovabili, per le quali lo scorso maggio è stato creato un consorzio in stile “Airbus” tra Germania e Francia, che coinvolge PSA Group, la sua controllata tedesca Opel e il produttore francese di batterie Saft, che appartiene al gruppo Total, Basf, Bmw, Opel, e Varta. Un consorzio a cui sono state successivamente aggregate anche imprese di altri Paesi, tra cui l’Italia, proprio come nel modello “Airbus”, e a cui sono stati appena autorizzati aiuti di Stato per 3,2 miliardi di euro.

Il progetto dovrebbe portare alla costruzione entro il 2020 di un impianto pilota di 200 posti di lavoro in Francia e quindi, entro il 2023, a due impianti di produzione, uno in Francia, l’altro in Germania, creando 1.500 posti di lavoro ciascuno. Uno di questi impianti dovrebbe riguardare la conversione della fabbrica Opel a Kaiserslautern, nella Germania occidentale vicino al confine francese, in un sito di produzione di celle per batterie. Insomma, produzione e lavoro, con sussidi di Stato, nei due Paesi che comandano.

Questo è solo il punto di partenza. Rimane non detto a quali altri settori potrebbe essere applicata questa nuova politica statalista europea, che sotto la divisa Verde del nuovo sogno europeo va a parare in una Nazione Europa, sempre più franco-tedesca, che vira verso una visione non liberale in economia, all’interno di un contesto a-democratico, dove vi è un Parlamento europeo che non conta nulla, al cui interno non esistono una maggioranza e un’opposizione, come osserva soddisfatta la von der Lyen, perché sempre più non rappresenta gli elettori ma i poteri europei rivestiti di verde, in una visione unanimistica.

Un’Unione europea che si caratterizza sempre più come terza forza, equidistante da Stati Uniti e Cina, indifferente ai principi democratici, contraria a una visione liberale dell’economia, che protegge il proprio mercato unico nazionale, controllato in modo ferreo con regole ad hoc da Germania e Francia, e che non si vede a quale titolo possa polemizzare con la politica trumpiana dell’America First. Uno scenario inquietante, ammantato di verde.