ALTRO CHE SCOZIA. BOMBA CATALOGNA

La Corte di giustizia europea ha assestato oggi un giusto schiaffo alla prepotenza della Spagna, al vile silenzio del Parlamento europeo e alla subalternità al governo spagnolo dei suoi due ultimi presidenti di cartapesta Antonio Tajani e David Sassoli, così come a tutti quelli che da maggio a oggi hanno taciuto sulle violazioni dei diritti degli indipendentisti catalani eletti al Parlamento europeo ma a cui è stato impedito di entrare in carica e addirittura di accedervi.

La Corte di giustizia Ue ha infatti accolto il ricorso presentato da Oriol Junqueras, ex-vicepresidente del governo catalano, stabilendo che l’elezione di un parlamentare europeo a suffragio universale non può essere subordinata all’adempimento di altre formalità a livello nazionale. Dal momento in cui è eletto l’europarlamentare gode dell’immunità e spetta solo al Parlamento europeo eventualmente revocarla. Nel frattempo, ogni europarlamentare regolarmente eletto deve essere libero di viaggiare e partecipare alle sedute del Parlamento europeo, sin da quella iniziale.

Diritti totalmente violati nel caso di Junqueras, eletto all’europarlamento lo scorso 26 maggio mentre si trovava da 19 mesi in carcerazione preventiva per i fatti legati al referendum consultivo sull’indipendenza della Catalogna dell’ottobre 2017. Infatti, secondo la legge spagnola, affinché la sua elezione fosse convalidata avrebbe dovuto giurare fedeltà alla Costituzione spagnola a Madrid. Ma a Junqueras fu vietato uscire dal carcere per andare a giurare. E così nella lista degli eletti convalidati inviata da Madrid al Parlamento europeo il suo nome era stato depennato.

La stessa sorte è toccata a Carles Puigdemont, ex-presidente del governo catalano, e a Toni Comin, ex-ministro catalano, rifugiati a Bruxelles, anche loro regolarmente eletti e mai entrati in carica perché se avessero messo piede in Spagna per andare a giurare sarebbero stati arrestati. Ma ora il principio stabilito dalla Corte di giustizia europea rimette in gioco anche loro e il loro diritto al seggio. Due deputati eletti a cui prima il presidente uscente Tajani (Forza Italia) e poi quello attuale Sassoli (Pd) hanno addirittura vietato di accedere ai palazzi dell’europarlamento.

E mentre avveniva tutto questo, per mesi il Parlamento europeo è rimasto vergognosamente muto. Ora, però, i nodi sono al pettine. I due indipendentisti catalani rifugiati a Bruxelles devono poter entrare e sedersi al loro seggio al Parlamento europeo. La Spagna deve liberare Junqueras e consentirgli di viaggiare verso Strasburgo e Bruxelles. E se non le va bene deve chiedere, velocemente, la revoca dell’immunità e sarà il Parlamento europeo a decidere.

Ma per gli euristi politicamente corretti il problema è la Gran Bretagna di Boris Johnson che terrebbe in ostaggio gli scozzesi, che il loro referendum sull’indipendenza l’hanno potuto fare facendo vincere i No, mentre va tutto bene in Spagna, che il referendum agli indipendentisti non lo fa fare, li arresta e condanna a pene pesantissime se ci provano a farne uno consultivo, e neppure riconosce i parlamentari europei eletti a suffragio universale.

Anzi, mentre era in galera e non al suo seggio al Parlamento europeo come deciso dagli elettori, Junqueras il 14 ottobre è stato condannato dal Tribunale Supremo spagnolo a 13 anni di carcere e ad altrettanti di privazione dei diritti civili.

E mentre lo speaker della Camera dei Comuni dichiarava che gli europarlamentari catalani sarebbero i benvenuti a Westminster, il presidente del Parlamento europeo a Strasburgo neppure li faceva entrare. Eppure, per gli europeisti a 24 carati pare che il problema stia a Londra, non a Madrid. Un puro delirio.