LONDRA CHIEDE LA VERITA’ SU SOROS. PERCHE’ ROMA NO ?

I Conservatori britannici hanno chiesto alla Commissione elettorale di indagare su come sono stati utilizzati i tre milioni di sterline che la Fondazione statunitense Open Society di George Soros, tramite una filiale britannica, ha donato a partire dal 2017 all’organizzazione Best fo Britains, per bloccare e revocare la Brexit attraverso un secondo referendum.

In particolare i Conservatori vogliono che la Commissione elettorale britannica verifichi se le donazioni di Soros sono state utilizzate durante la recente campagna elettorale, violando la legge che vieta l’utilizzo di finanziamenti di questa entità provenienti dall’estero nella battaglia elettorale, per impedire condizionamenti da parte di entità straniere.

Secondo quanto riportato dal Daily Mail, tra ottobre 2018 e ottobre 2019 Best for Britains ha speso ben 613.000 sterline per inserzioni a pagamento su Facebook, di cui 137.000 solo nello scorso mese di ottobre. L’organizzazione finanziata da Soros ha poi fatto una massiccia campagna elettorale per il voto tattico, promuovendo la desistenza reciproca tra i candidati Liberal Democratici, Verdi e di formazioni minori in una sessantina di collegi giudicati contendibili, per non far raggiungere la maggioranza parlamentare ai Conservatori di Boris Johnson. Best for Britains sostiene di aver usato in campagna elettorale i soldi di donatori britannici e non quelli della Fondazione Open Society, ma i Conservatori hanno chiesto un’indagine.

A Londra non hanno dimenticato che Soros è colui che ha distrutto la Banca d’Inghilterra, attraverso una speculazione contro la sterlina nel famoso “mercoledì nero” del 16 settembre 1992, vendendo sterline inglesi allo scoperto per oltre 10 miliardi di dollari e costringendo il Regno Unito a uscire dal Sistema monetario europeo.

Lo stesso giorno lo Squalo Soros, secondo la definizione coniata da Bettino Craxi, si lanciò nella speculazione sulla lira, costringendo la Banca d’Italia a vendere 48 miliardi di dollari di riserve per sostenere il cambio, portando a una svalutazione della nostra moneta del 30% e alla sua estromissione dal sistema monetario europeo. Seguì il prelievo forzoso del governo Amato dai conti correnti degli italiani e una pesantissima manovra da circa 93 mila miliardi di lire, al cui interno, tra le tante misure, fece per la prima volta la sua comparsa l’imposta sulla casa (Ici), poi diventata Imu.

Non pago, nel 2011 il finanziere George Soros chiamò il presidente del Consiglio Mario Monti, consigliandogli di chiedere all’FMI e all’Unione Europea il salvataggio dell’Italia. In pratica sollecitando il commissariamento politico finanziario della Repubblica Italiana e l’affidamento del Paese alla Troika. Ci sono voluti sette anni per scoprire questo fatto, raccontato solo l’8 ottobre 2018 dallo stesso Monti a una sbigottita Lilli Gruber su La7, premettendo: “Adesso posso dirlo”.

E il 3 maggio 2017 Soros ricomparve a Palazzo Chigi, che non fornì alcuna spiegazione, per incontrare il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

È ora che anche in Italia, come in Gran Bretagna, si indaghi su Soros, i suoi soldi, le sue liste, i suoi dipendenti. È ora di costituire una commissione parlamentare di inchiesta che ponga fine all’omertà. Si tratterebbe di un elementare atto di trasparenza civile, democratico, liberale. È ora che molti parlino. Non è una questione di sovranità nazionale, ma di sovranità democratica.

Intanto, per dignità politica, trasparenza e moralità, se fossimo Più Europa, Bonino, Tabacci e Della Vedova restituiremmo spontaneamente i soldi ricevuti da questo signore. Non è in questione la legittimità di ricevere soldi da Soros o da altri miliardari, ma non è decente riceverli da uno speculatore, fatto passare per benefattore e filantropo, che tanti danni ha procurato ai contribuenti italiani.