LA VENDETTA DELLA PERFIDA ALBIONE

Sembra paradossale e fa quasi sorridere. Il folle Paese che doveva essere in crisi e isolato, a fronte della potenza di fuoco dell’Unione europea, pronta a cannoneggiarlo come annunciato dal fuochista Beppe Severgnini, si trova a contemplare ciò che accade nelle due capitali che guidano, una più dell’altra, le invincibili armate della solidissima Europa unita.

Parigi circondata da seicento chilometri di coda, paralizzata da tredici giorni di scioperi e cortei contro la riforma delle pensioni annunciata da Macron, che ormai, da più di un anno, come si muove riesce a infiammare le piazze di tutta la Francia. Con l’artefice della riforma pensionistica, l’Alto commissario Jean-Paul Delevoye, travolto dallo scandalo dei suoi conflitti di interesse e costretto a dimettersi dopo che si è scoperto che si era “dimenticato” di dichiarare ben 13 incarichi esterni a quello governativo.

Parigi piange e Berlino pure. Si è incaricato di ricordarlo stamattina Romano Prodi a Radio Capital, sostenendo che salvare la Popolare di Bari (dove tutti i conti erano taroccati) è giusto e doveroso ma ricordando che “il sistema bancario tedesco è messo peggio del nostro” e che “hanno problemi serissimi e gravissimi”.

Il crollo di Deutsche Bank rischia di abbattersi con conseguenze imprevedibili e incontrollabili a livello sistemico e con la prospettiva che la Germania del Rigore debba nazionalizzare il proprio disastro, innescando una grave crisi politica. E mentre è iniziata la veglia funebre del colosso bancario, a Berlino la Grosse Koalition si avvia alla sua mesta fine, con i socialdemocratici che per uscire dal crollo indicato dalle elezioni regionali e dai sondaggi cambiano segretario, cacciando il vice-premier e fautore dell’Unione bancaria Olaf Scholtz, e scegliendone due molto di sinistra, proponendo una patrimoniale per i grandi ricchi, per equità e non per necessità, e chiedendo di buttare a mare il vincolo costituzionale sul pareggio di bilancio che la Germania ha imposto a tutta Europa.

Insomma, la Grande Coalizione che sorregge Angela Merkel rischia il collasso, così come il sistema bancario tedesco. Questo è l’orizzonte del Paese dei Bilanci d’Acciaio, Sacri Parametri e Prediche Greche.

Macron, dopo un anno di proteste dei Gilet Gialli al sabato, ora si trova i sindacati che mobilitano il Paese contro il governo dal lunedì al venerdì.

L’Europa franco-tedesca appare paralizzata e incapace di cambiare rotta, incatenata ai dogmi teutonici.

E mentre Londra se ne va, tirandosi fuori da questo mare di follia senza democrazia, noi rimaniamo con Monti e il suo coro eurolirico a sostegno dei nazionalisti scozzesi per la disintegrazione del Regno Unito e i cannoni a palle bagnate di Severgnini puntati su Londra.

C’è del ridicolo nella follia.