MAI UN DRAMMA. MAI UNA VERITÀ.

Un partito che non cambia mai, ma che si camuffa sempre. Che non fa mai un conto con la storia, ma che è sempre lì a imbellettarsi. Nel settembre 1989, poche settimane prime della caduta del Muro di Berlino usciva Palombella Rossa con Nanni Moretti che nelle vesti del segretario del Pci a Tribuna Politica diceva parole che negli ultimi 25 anni abbiamo sentito ripetere fin oltre la noia, fino alla comparsa delle Sardine: “Noi dobbiamo guardare al nuovo. Noi dobbiamo aprire le porte del Partito a tutti: ai giovani, alle donne, ai lavoratori, ai movimenti. Noi dobbiamo dire: Venite, venite nel Partito, prendetelo. Vediamo insieme cosa possiamo fare”.

Poi, caduto il Muro, tre giorni dopo il segretario del Pci Achille Occhetto va alla sezione della Bolognina per annunciare che il Partito avrebbe cambiato nome. Dopo la caduta del Muro, non prima. Cominciò così il lungo dibattito sulla “Cosa” e nel 1991 nacque il Partito Democratico della Sinistra (Pds).

Sei anni dopo comincia un altro sfiancante dibattito sulla “Cosa2”. L’aria era cambiata, i partiti non erano più di moda e facevano anche un po’ schifo, e così nel 1998 il Pds tolse la parola Partito e nacquero i Democratici di Sinistra (Ds), con un po’ di restyling del simbolo e la comparsa della Rosa socialista sotto la Quercia.

Altri sei anni e alle europee del 2004 i Ds si mischiano con la Margherita e tanti cespugli sotto il simbolo Uniti nell’Ulivo, con Lilli Gruber e Michele Santoro traghettati a Strasburgo.

Passano tre anni e inizia la fase costituente del Partito Democratico, che nasce nel 1998 con la fusione a freddo di Ds e Margherita, di cui vediamo gli effetti ancora oggi.

E naturalmente, come in “Palombella rossa” tutti questi passaggi sono stati accompagnati dagli immancabili “movimenti” della mitica “Società civile”: Popolo dei fax, Girotondi, Popolo Viola, Se non ora Quando.

E ora che Zingaretti propone di cambiare nuovamente nome, nascono puntuali le Sardine.

Tanti cambi di nome per nascondere la mancanza di coraggio di fare un cambiamento vero. Mai che ci sia stato un Congresso di vera rottura con il passato dal 1948 ad oggi. Mai una Bad Godesberg italiana. Mai un dramma, un ripensamento collettivo. Mai uno scontro vero su identità politiche diverse. Mai un’analisi politica che ne sostituisce un’altra. Sono degli eterni continuisti che si camuffano, si imbellettano, si mettono il trucco. Ma alla fine “Miguel son sempre mi”.