ARLECCHINO CON LE MANI NELLA MARMELLATA

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Giuseppi Pinocchio ci ha provato ma un’ora di ricostruzione di documenti e audizioni parlamentari non sono bastati a nascondere la verità. Il presidente del Consiglio non ha rispettato il mandato parlamentare sulle modifiche al Trattato sul Meccanismo europeo di stabilità (Mes) e il Consiglio dei ministri, che lui presiede, è venuto meno ai suoi doveri di legge, tra cui vi è quello di deliberare su ogni “questione relativa all’indirizzo politico fissato dal rapporto fiduciario con le Camere”.

Conte ha detto di aver rispettato “alla lettera la sostanza” la mozione della Camera del 19 giugno scorso, ma la lettera e la sostanza di quella mozione erano che il presidente del Consiglio doveva “render note alle Camere le proposte di modifica al trattato ESM, elaborate in sede europea, al fine di consentire al Parlamento di esprimersi con un atto di indirizzo e, conseguentemente, a sospendere ogni determinazione definitiva finché il Parlamento non si sia pronunciato”. Cosa mai avvenuta.

Anzi, due giorni dopo quella mozione, Conte ne ha fatto carta straccia ed è andato al Consiglio europeo a dare il suo assenso al testo di riforma del Mes. Ieri in parlamento Giuseppi ha provato a furbeggiare dicendo di non aver firmato nulla. E questo è ovvio: a un testo finale di compromesso si dà l’assenso, la firma la si mette successivamente, quando c’è l’approvazione formale. Al Consiglio europeo del 21 giugno, nessuno ha firmato nulla ma come dice il neo-commissario europeo Paolo Gentiloni “il compromesso è stato raggiunto”. E difatti il ministro dell’Economia Gualtieri pochi giorni fa in parlamento ha dichiarato che quel testo è “inemendabile”.

Conte non ha potuto neppure smentire quanto detto domenica dall’allora ministro dell’Economia Giovanni Tria, secondo il quale “in Consiglio dei ministri questi temi non sono stati mai trattati in modo approfondito, perché non è il luogo in cui si discute tecnicamente queste cose: Se ne è discusso in altra sede, anche a Palazzo Chigi”.

Conte, che quest’estate è passato improvvisamente dall’essere il burattino dei leader di un governo populista e nazionalista all’essere uno statista di provata fede europeista, è stato beccato con le mani nella marmellata. Ha violato per mesi i fondamenti della nostra democrazia, che è una democrazia parlamentare, in cui il governo riceve gli indirizzi dal parlamento e a questo deve rispondere.

Giuseppi ha agito come se avesse “pieni poteri” e non dovesse rispondere a nessuno in Italia, ma solo a qualcun altro tra Parigi, Bruxelles, Berlino e Francoforte, dove c’è fretta, perché ci sono Deutsche Bank e altre banche dell’integerrima Germania da salvare, con i soldi nostri. “Servo vostro”, ha prontamente risposto con un inchino il nostro cialtrone Arlecchino. E così è nato uno statista.