HONG KONG A STELLE E STRISCE

L’ennesimo week end di proteste degli studenti pro democrazia di Hong Kong, dopo le vittoriose elezioni locali di una settimana fa, ha visto le strade dell’ex colonia britannica colorarsi delle bandiere statunitensi. In effetti quella americana è l’unica bandiera che possono alzare, perché solo il Congresso e il Senato Usa si sono alzati in loro difesa e solo l’orrido Trump ha scelto di firmare una legge del parlamento che autorizza il governo americano a produrre un report annuale per valutare il rispetto dell’autonomia della città-stato da parte di Pechino, a cui legare la conferma o meno dello status commerciale privilegiato concessole dagli Stati Uniti. La legge prevede anche la possibilità di decidere sanzioni per istituzioni e individui che violano le libertà garantite dalla mini-costituzione di Hong Kong e blocca le esportazioni verso l’isola di armi per la gestione dell’ordine pubblico, come lacrimogeni e spray urticante.

Altre bandiere, oltre a quella americana, gli studenti di Hong Kong non ne alzano. Certo non se ne vedono di blu con le stelle dell’Unione europea, che vorrebbe essere una protagonista sullo scenario geopolitico mondiale ma che di fronte alle minacce cinesi diventa muta come un pesce in barile, in compagnia di papa Bergoglio. La difesa della democrazia e dei diritti non abitano a Bruxelles e in Vaticano.

Così come non viene una parola dal governo italiano, che si lascia scavalcare da Beppe Grillo in duplice visita all’ambasciatore cinese, non certo in difesa dei manifestanti di Hong Kong, e che solo con il residuo di comicità che gli rimane può definire “privato” il suo incontro con il rappresentante del governo di Pechino, con il nostro ministro degli Esteri, il cui ruolo di capo politico del 5Stelle dipende proprio da Grillo, che tace e avvalla.

“President Trump, Let’s Make Hong Kong Great Again”, “President Trump, Please, Liberate Hong Kong”, ”Thank You for Supporting Hong Kong”, dicevano i cartelli dei manifestanti tra le bandiere a stelle e strisce. Una vergogna e un atto d’accusa per tutti i paesi le cui bandiere non possono essere alzate dagli studenti in lotta per la democrazia.