MANDARINI A CINQUE STELLE

Il presidente Trump ha firmato la legge che sostiene le proteste per la democrazia Hong Kong e che è stata approvata con un solo voto contrario dal Congresso e all’unanimità dal Senato americani, sollevando le dure proteste della Cina, che ha convocato l’ambasciatore Usa a Pechino.

E L’Europa? Da Bruxelles la Commissione Ue si è limitata, ormai quasi due settimane fa, alla dichiarazione di un portavoce di Federica Mogherini, fino a ieri Alto rappresentante per gli Affari Esteri e le Politiche di Sicurezza. E’ cruciale che tutte le parti esercitino moderazione, la violenza è completamente inaccettabile. Quello che serve è che ci sia un dialogo autentico tra le parti per una soluzione sostenibile”, ha fatto sapere il portavoce della Mogherini, abituata a chinare la testa di fronte alle dittature potenti, velandosi anche il capo di fronte ai teocrati iraniani. Da Bruxelles non è stato detto o fatto altro.

E l’Italia? Noi abbiamo Beppe Grillo lo scorso week end ha avuto due lunghi incontri con l’ambasciatore cinese. Prima di incontrarlo, Grillo si è premurato di scrivere sul suo blog che le notizie che stanno emergendo sulla detenzione in campi rieducazione nello Xjniang di oltre un milione di uiguri, kazaki e altri, fanno parte di “una campagna mediatica sui diritti umani volta a screditare l’operato del governo cinese”. Dopo gli incontri, l’ambasciatore cinese ha spiegato di aver avuto con Grillo, non si sa a quale titolo, uno scambio di “vedute sull’ulteriore approfondimento dell’amicizia tradizionale e della cooperazione pragmatica tra Cina e Italia”. E quell’aggettivo, “pragmatica”, contiene tutto.

Spiega anche perché a Shanghai, dove il primo ministro cinese gli ha riservato gli onori riservati ai capi di Stato e di governo, il nostro ministro degli Esteri Luigi Di Maio si sia lavato le mani degli studenti di Hong Kong, dicendo che “L’Italia non vuole intromettersi nelle vicende interne di altri Paesi”.

Una linea che fa il paio con quella espressa nel marzo 2012, dall’allora presidente del Consiglio Mario Monti, che in visita ufficiale a Pechino, alla Scuola centrale del Partito comunista cinese, disse che sui diritti umani in Cina, “per usare l’espressione del presidente Napolitano, è importante applicare il principio di saggezza e cioè comprendere prima di criticare”.

Una linea che ha fatto scuola anche in Vaticano. “Non so valutare”, ha detto papa Bergoglio sull’aereo di ritorno dal viaggio in Thailandia e Giappone, mettendo in unico calderone ciò che sta avvenendo a Hong Kong con le proteste in Cile, in altri paesi latino-americani, fino ai gilet gialli in Francia e i problemi della Spagna. Tutto uguale, per il Santo Padre, che non a caso ha concluso così: “Mi piacerebbe andare a Pechino, io amo la Cina”.

Alla fine, se gli studenti di Hong Kong e i suoi cittadini, che domenica hanno votato al 90% le forze pro democrazia, non sono soli di fronte alla repressione della polizia e alle minacce del governo di Pechino, non è grazie all’Italia o all’Europa e neppure al Vaticano, dove stanno le persone per bene e di buoni sentimenti, ma solo grazie al parlamento amerikano e al suo impresentabile presidente. Gli altri fanno i Mandarini.