URSULA VON DER LEYEN FA LA GRETINA SU VENEZIA E OTTIENE LA FIDUCIA

«Se c’è un campo in cui il mondo ha bisogno della nostra leadership è proteggere il clima. E’ un problema esistenziale per l’Europa. E come potrebbe non esserlo, quando vediamo Venezia sott’acqua e le foreste del Portogallo andare a fuoco?». Così la presidente della nuova Commissione europea Ursula von der Leyen davanti al Parlamento europeo, che le ha concesso la fiducia. Frau Ursula ha promesso che nei primi cento giorni presenterà il piano per la trasformazione green dell’economia in tutti i suoi aspetti

«Ursula parte da Venezia», titola l’HuffingtonPost di Lucia Annunziata. Ma è una brutta partenza. Usare l’acqua alta di Venezia come una dimostrazione della teoria del Pianeta che già si sta allagando a causa dei cambiamenti climatici provocati dall’uomo significa propagandare allarmismo e catastrofismo in stile Greta Thumberg, che nel caso di Venezia è molto scenografico ma si può dimostrare essere basato sul nulla.

Per chi preferisce ragionare sulla base di dati scientifici e fatti veri, anziché su slogan ad effetto, si consiglia l’articolo sul Sole 24 Ore di ieri del sempre documentato Jacopo Giliberto, nato a Venezia, che inizia così: «Venezia sprofonda. Ma anche l’Adriatico s’abbassa, contrariamente agli allarmi di innalzamento del mare».

Giliberto evidenzia quanto abbia pesato sull’abbassamento di Venezia l’utilizzo delle acque di falda superficiali da parte delle industrie di Marghera, che hanno provocato un compattamento del terreno, facendo «sprofondare fisicamente il suolo di Venezia» di una quindicina di centimetri dal 1890, in particolare tra gli anni ’30 e ’70.

«Quando Marghera ha smesso di estrarre dal sottosuolo ingenti quantità di acque industriali – scrive Giliberto – le falde acquifere sotterranee si sono rigonfiate d’acqua e il terreno è tornato a risalire un poco, e Venezia già dai primi anni ’80 è riemersa di un paio di centimetri».

Ma che l’innalzamento del mare e lo sprofondamento di Venezia non siano fenomeni nuovi viene dimostrato anche da misurazioni riportate da ingegneri e scienziati del Cinquecento. E infatti «per secoli è stato normale a Venezia rialzare pavimenti e selciati a mano a mano che la città si abbassava».

E i cambiamenti climatici? Giliberto scrive che «l’innalzamento del mare di Venezia c’è, è forte, continua con gradualità e senza sosta da secoli e dal 1890 a oggi è attorno a una quindicina di centimetri ma non è quello che suscita l’allarme attuale, che si sta ancora cercando di misurare: al contrario, negli ultimi 10 anni l’Adriatico è sceso a Venezia e a Trieste di circa un decimetro».

Insomma, vale per Ursula come per Greta. Per capire serve studiare e costa un po’ di fatica. Più facile è ripetere slogan e disegnare scenari millenaristici, che corredati di fotomontaggi catastrofici fanno effetto, ma a un certo punto provocano anche saturazione. E a Venezia non servono a nulla.