SILENZIO, PARLA PECHINO

Oggi il New York Times pubblica un nuovo articolo, sulla base di sei nuovi documenti riservati delle autorità cinesi, sulla repressione nella regione dello Xinjiang, dove un milione o più di uiguri, kazaki e altri sono stati arrestati negli ultimi tre anni e detenuti in campi prigionia e rieducazione, che il governo di Pechino descrive come centri di formazione professionale che usano metodi umani per combattere la diffusione dell’estremismo islamico.

Il più significativo dei nuovi documenti venuti in possesso del New York Times è una direttiva segreta sulla gestione dei campi emessa nel novembre 2017 dal comitato che sovraintende agli affari legali del Partito Comunista nello Xinjiang, che descrive il loro funzionamento interno. Videosorveglianza pervasiva 24 ore su 24, ripartizione del campo con barriere per limitare la libertà di movimento, reclutamento di informatori per spiare gli altri detenuti, attenzione continua ai problemi ideologici e alle emozioni anomale dei detenuti, divieto per i dipendenti di introdurre cellulari per mantenere la segretezza dei campi.

E Beppe Grillo, che entra ed esce dall’ambasciata cinese non si sa per discutere cosa, scrive sul suo Blog che nello Xinjiang va tutto bene, che non c’è alcuna repressione dello Stato cinese contro i musulmani uiguri e che quanto va scrivendo il New York Times, sulla base di oltre 400 pagine di documenti riservati, fa parte di “una campagna mediatica sui diritti umani volta a screditare l’operato del governo cinese”.

E il ministro degli Esteri Di Maio, che fa avanti e indietro tra Italia e Cina, due settimane fa a Shanghai è stato accolto con tutti gli onori dal governo di Pechino, che l’ha fatto partecipare in via straordinaria alla cena di benvenuto offerta dal presidente Xi Jinping ai capi di Stato e di governo. E gli studenti di Hong Kong, dove ieri il 90% ha votato per la democrazia, se la vedano per conto loro, che l’Italia non vuole interferire.

Da portavoce degli elettori i 5Stelle si sono trasformati in porta parola di Pechino nel governo italiano. E dai parlamentari loro alleati di Pd, Italia Viva, Leu e +Europa si alza un vigoroso e fermo silenzio.