LA RIFORMA CREATIVA

Ieri la Corte di Cassazione ha dato il primo via libera al referendum chiesto da otto Consigli regionali per introdurre il sistema maggioritario uninominale all’inglese, constando la correttezza formale della richiesta. Tra qualche settimana sarà la Corte Costituzionale a dover decidere l’ammissibilità del quesito. Siamo di fronte alla possibilità di una Riforma Grande, non di una grande riforma, del nostro sistema politico ma il mondo dell’informazione è tutto immerso a discutere di sardine, del destino di Di Maio, del nuovo partito di Calenda e delle sempreverdi mucche di Bersani.

Per chi vede bene, e non occorrono occhiali speciali, tutti i difetti e i limiti degli attuali schieramenti, è chiaro che questa è l’unica possibilità a cui possiamo affidarci per far sì che si formino due blocchi obbligati ad essere meno peggio del drammatico panorama di oggi. Basti pensare a cosa succederebbe, se passasse una riforma del genere, in termini di selezione delle candidature per i collegi uninominali. I due-tre blocchi in campo sarebbero costretti a selezionare in ciascun collegio la persona maggiormente in grado di vincere e quindi, inevitabilmente, quella più concreta, pragmatica, meno ideologicamente urlante, quella di qualità e di proposta.

Come ammoniva Marco Pannella nel 1986, e come è purtroppo ancora attuale oggi, “Dietro l’angolo ci attendono in due: la Rivolta distruttrice e la Riforma creatrice. (…) Allora “riformiamo” i Partiti, “questi” Partiti. (…) Passiamo alla Riforma del sistema elettorale, adottando quello uninominale secco, anglosassone. Chi arriva primo, combattendo ad armi legali pari, è l’eletto, e basta. Così i candidati saranno candidati all’elezione ed al governo, non alla candidatura e alla “rappresentanza” di un apparato o di una ideologia”.

Con l’uninominale secco, i partiti sarebbe costretti a “riformarsi, cambiare, semplificarsi; vivrebbero, insomma, mentre ora sopravvivono, e male, a loro stessi”.

“Con un sistema di tre partiti “aperti”, elettorali, di governo, due dominanti nell’immediato, l’altro di concreta e attiva riserva (e i giochi non sarebbero assolutamente fatti per la conquista dei rispettivi ruoli fra le tre famiglie politiche a confronto) il gioco democratico diverrà immediatamente agibile, sarà tecnicamente attuabile (al contrario di oggi), e leggi semplici, certe, potranno esser usate anziché abusate per percorrere alvei civili e responsabili nella vita istituzionale e politica.”

Oggi, grazie alle otto Regioni che hanno proposto il referendum, c’è in campo la concreta possibilità di vera riforma del nostro sistema politico. La facciano propria quanti più possibile, se ne impossessi anche la sinistra, non lasciandola solo alla Lega. Non se ne faccia una battaglia di partito. L’importante è il risultato, sperando che la Corte Costituzionale non faccia la Cupola della partitocrazia, scippando questo referendum come ha fatto con altri in passato.