IL GOVERNO DEL PIGNORAMENTO

“I cittadini non si devono preoccupare, non mi risulta”. All’ologramma che sta a palazzo Chigi non risulta. E invece è scritto nella manovra di bilancio all’art. 96, introdotto su iniziativa del viceministro pentastellato all’Economia Laura Castelli: i Comuni potranno bloccare i conti correnti dei contribuenti che non pagano i tributi locali. La nuova procedura sarà sprint, senza invio della cartella esattoriale, e riguarderà il recupero di importi di 10 a 10.000. Insomma, la lotta giallorossa all’evasione parte alla grande, puntando al bottino grosso.

Prima dei conti correnti per crediti da 10 a 10.000 euro, però, ci sarebbero da pignorare quelli di molti ministeri ed enti pubblici, che solo a Roma devono al Campidoglio 60.762.413 euro di Tari non pagata, pari a quasi il 10% di quanto la municipalizzata dei rifiuti Ama incassa ogni anno con la tariffa. Solo i principali ministeri devono all’amministrazione di Roma più di 10 milioni.

Come riporta oggi Il Messaggero, il Viminale deve 4.074.442 euro, il ministero dei Trasporti 1,8 milioni, la Difesa un altro milione e 604mila euro, il ministero per i Beni e le Attività culturali quasi 1,5 milioni di euro, il dicastero della Giustizia, quello delle manette agli evasori, 1 milione e 109mila, quello del Lavoro 986.000 euro e lo Sviluppo economico 268.000 euro.

Quando si raschia il fondo del barile ci si accorge che il barile, fondo compreso, è sporco e tutta la zozzeria viene a galla. In realtà è proprio il sistema di riscossione di tasse e imposte di questo paese ad essere sporco, perché farraginoso, perché i presupposti del debito non sono quasi mai certi e di conseguenza non esigibili.

Ma siccome c’è bisogno di fare cassa, allora si va a colpo sicuro dove è più facile colpire e cioè nelle tasche dei cittadini che per un motivo o l’altro hanno evaso o eluso. Si “semplificano” di colpo le procedure, non si attende di accertare se il debito sia vero e giusto, si entra nei loro conti bancari e postali e si pignora. Pochi, maledetti e subito. Perché i cittadini sono sempre più una categoria non da “tutelare” ma da colpire e basta.

Ma le mani nelle tasche dei ministeri, degli enti della pubblica amministrazione, che in uno stato di diritto sono egualmente tenuti a versare le tasse dovute sui servizi, come i rifiuti, chi le mette? E se pure i “poveri” sindaci, sempre a piangere miseria, dovessero provarci, riuscirebbero ad ottenere il maltolto o il non dato? Ovviamente, com’è sempre stato, no!

Nelle tasche (bucate) dei ministeri e degli enti pubblici non si mettono le mani. Ecco perché è “giusto” perseguire solo i cittadini, la cui “disonestà” e colpevolezza è anticipata prima di ogni giudizio di merito.