MANETTE A CINQUE STELLE

Il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia, esponente dell’ala ortodossa del Pd-5Stelle, oggi ha espresso il suo pacato pensiero da uomo di governo sulla vicenda dell’ex-Ilva: “Se un’azienda media italiana avesse fatto quello che ha fatto Mittal, i proprietari sarebbero già stati portati via alle sei del mattino da qualche giorno…”.

Contemporaneamente si diffondeva la notizia che oggi potesse arrivare a Roma Lakshmi Niwas Mittal, fondatore e amministratore delegato di ArcelorMittal. Un viaggio ad alto rischio, che i suoi legali gli hanno sconsigliato, prospettandogli la possibilità di essere arrestato appena sbarcato dall’aereo.

Infatti, l’aria è minacciosa per l’azienda franco-indiana colpevole di aver messo piedi in Italia e di aver già pagato 4 miliardi facendo fiducia al Governo italiano e ai suoi impegni.

Il procuratore della Repubblica di Milano, Francesco Greco, si è fatto ministro e ha aperto un’inchiesta contro ignoti sul recesso di ArcelorMittal, ravvisando “un preminente interesse pubblico relativo alla difesa dei livelli occupazionali, alle necessità economico-produttive del Paese, agli obblighi del processo di risanamento ambientale”. Il procuratore di Taranto, Carlo Maria Capristo, l’ha seguito a ruota aprendone un’altra, sempre a carico di ignoti, ipotizzando la violazione dell’art.499 del Codice penale: “Distruzione di materie prime o di prodotti agricoli o industriali ovvero di mezzi di produzione”.

“Piano B? Li trasciniamo in tribunale”, sentenzia eccitato Luigi Di Maio, a cui la via giudiziaria alla politica mette sempre un piacevole brivido.

Soprattutto se colpisce un criminale come Lakshmi Niwas Mittal, nato in un villaggio del Rajasthan indiano dove non c’erano luce e acqua corrente, entrato a 13 anni nel minuscolo laboratorio del padre ed oggi forse l’uomo più ricco della Gran Bretagna, al vertice dell’acciaio mondiale, che non nasconde le sue opinioni “progressiste e umanitarie” che nel 2007 lo hanno portato a donare tre milioni di sterline al Partito Laburista. Un criminale colpevole di essere sbarcato in Italia e di aver già speso oltre 4 miliardi per l’affitto dell’ex-Ilva.

A Di Maio, che di fronte agli arresti degli studenti di Hong Kong che non vogliono sottomettersi alla tirannia di Pechino dice di non volersi intromettere in vicende interne di altri paesi, piace ciò che piace all’Elevato: il comunismo cinese, dove gli operai sono altamente rispettati, godono di ampi diritti e non sono mai sfruttati.

Oggi, mentre qui si parla di arresti per ArcelorMittal, Beppe Grillo pubblica sul suo blog un post in cui si afferma che nello Xinjiang va tutto bene, che non c’è alcuna repressione dello Stato cinese contro i musulmani uiguri e che quanto scritto dal New York Times, sulla base di 400 pagine di documenti riservati, fa parte di “una campagna mediatica sui diritti umani volta a screditare l’operato del governo cinese, accusato ripetutamente di violare i diritti umani della etnia musulmana uigura, maggioritaria in Xinjiang”.

Mettere dentro i criminali di Mittal e gli studenti anti-Pechino di Hong Kong, e prendere a modello gli uomini del potere di Pechino, notoriamente buono, umano e rispettoso dei diritti. Un comunismo a 5Stelle.