PARLAMENTO EUROPEO: SE (NON) CI SEI BATTI UN COLPO

L’elezione di un parlamentare europeo a suffragio universale non può essere subordinata all’adempimento di altre formalità a livello nazionale. Inoltre, dal momento in cui è eletto l’europarlamentare gode dell’immunità e spetta solo al Parlamento europeo difenderla o revocarla. E’ questo il parere dell’avvocato generale della Corte di Giustizia dell’Ue, che non è vincolante ma che in genere viene fatto proprio dalla Corte nella sentenza finale.

E quindi dalla Corte di giustizia Ue potrebbe arrivare a breve un’importante sentenza sul caso degli indipendentisti catalani regolarmente eletti al Parlamento europeo ma che non hanno potuto entrare in carica a causa degli impedimenti posti loro dalla Spagna e supinamente accettati dallo stesso Parlamento europeo, a cominciare dall’ex presidente Antonio Tajani (Forza Italia) e dal suo successore attualmente in carica David Sassoli (Pd).

Riassumendo, la vicenda è questa. Alle elezioni europee dello scorso 26 maggio in Spagna sono stati eletti Oriol Junqueras, ex-vicepresidente del governo catalano, Carles Puigdemont, ex-presidente del governo catalano, e Toni Comin, ex-ministro catalano. Secondo la legge spagnola, affinché la loro elezione fosse convalidata avrebbero dovuto giurare fedeltà alla Costituzione spagnola a Madrid. Solo che a Junqueras, che si trovava da 19 mesi in carcerazione preventiva per i fatti legati al referendum consultivo sull’indipendenza della Catalogna dell’ottobre 2017, fu vietato uscire dal carcere per andare a giurare. Anche Puigdemont e Comin, che si sono rifugiati in Belgio, non hanno potuto giurare, perché appena avessero messo piede sul suolo spagnolo sarebbero stati arrestati con le stesse accuse di Junqueras. E così, nella lista degli eletti convalidati inviata da Madrid al Parlamento europeo i nomi dei tre indipendentisti catalani sono stati depennati. E non hanno mai potuto entrare in carica. E il Parlamento europeo, supino, non ha avuto niente da dire.

Come se non bastasse, in attesa della convalida l’allora presidente uscente dell’europarlamento Tajani vietò l’ingresso ai palazzi del parlamento a Puigdemont e Comin, mentre tutti gli altri eurodeputati, anche spagnoli, in attesa di convalida potevano farlo.

Il 14 ottobre, il Tribunale Supremo spagnolo ha condannato Junqueras a 13 anni di carcere e ad altrettanti di privazione dei diritti civili. Subito il comunistello Sassoli ha rinnovato il divieto di accesso al Parlamento europeo per Puigdemont e Comin, come aveva fatto il fascistello Tajani. E il Parlamento europeo sempre muto.

Nel frattempo, però, Junqueras ha fatto ricorso contro l’obbligo di dover giurare sulla Costituzione spagnola per poter vedere convalidata la propria elezione e la questione è arrivata alla Corte di giustizia dell’Ue. E ieri l’avvocato generale della Corte ha dato ragione a Junqueras su tutta la linea, con argomentazioni limpide.

Secondo l’avvocato generale, la Corte dovrebbe dichiarare che “una persona la cui elezione al Parlamento europeo è stata ufficialmente proclamata dall’autorità competente dello Stato membro in cui suddetta elezione ha avuto luogo acquisisce sulla base unicamente di tale fatto e a partire da tale momento la qualità di membro del Parlamento, e ciò nonostante qualsiasi formalità successiva cui la persona in parola avrebbe l’obbligo di adempiere, vuoi in forza del diritto dell’Unione o del diritto nazionale dello Stato membro di cui si tratti. Suddetta persona conserva detta qualità fino al termine del suo mandato, con riserva dei casi di dimissioni, decesso o decadenza”.

Secondo l’avvocato generale della Corte di giustizia Ue, “lo status dei deputati al Parlamento, in quanto rappresentanti dei cittadini dell’Unione eletti a suffragio diretto e membri di un’istituzione europea, può essere disciplinato soltanto dal diritto dell’Unione, salvo compromettere l’indipendenza del Parlamento nonché l’autonomia dell’ordinamento giuridico dell’Unione nel suo complesso”.

Parole che avrebbero dovuto essere pronunciate dai presidenti del Parlamento europeo Tajani e Sassoli, che invece hanno preferito chiudere i portoni a Puigdemont e Comin, regolarmente eletti a suffragio universale ma colpevoli di essere indipendentisti catalani invisi al governo di Madrid, a cui i due indegni presidenti si sono inginocchiati.

Ma l’avvocato generale della Corte di giustizia Ue va oltre e ricorda che, una volta eletto, il parlamentare europeo gode dell’immunità riconosciuta ai parlamentari del suo Paese. Sinora si è adottata un’interpretazione della norma europea sull’immunità che lascia ai giudici nazionali l’interpretazione del diritto del proprio Paese in materia di immunità. Secondo l’avvocato generale, però, il risultato che deriva da questa interpretazione è “poco soddisfacente” e quindi propone alla Corte di stabilire che spetta solo al Parlamento europeo decidere se revocare o difendere l’immunità di uno dei suoi membri.

Sinora le istituzioni europee, a cominciare dal Parlamento, non hanno mai voluto discutere della questione catalana, nascondendosi dietro la scusa di non voler interferire in questione interne a un Paese sovrano. Ora però l’Unione europea deve decidere. Se vuole esistere deve mettere in campo il proprio diritto. Se invece si piegasse a Madrid sarebbe la prova del nove che non solo non esiste ma che non vuole esistere.