MAGGIORITARIO UNINOMINALE, L’OCCASIONE DA NON PERDERE

“Se la struttura costituzionale rimane quella di adesso e si ritorna al sistema proporzionale, questo Paese è spacciato, indipendentemente da chi vada al governo. Sediamoci a un tavolo, decidiamo di cambiare tre-quattro regole per dare un governo efficiente a questo Paese. Fatto questo, torniamo a votare”. La proposta fatta ieri dal leghista Giancarlo Giorgetti parte dalla considerazione che il ritorno a un sistema elettorale proporzionale, più o meno corretto, “ci farebbe ripiombare indietro nella Prima Repubblica, ma senza i partiti, senza i leader di partito di una volta, senza capacità di negoziare e di costruire alleanze come una volta. Diventerebbe un problema molto serio”.

Che la nostra non sia affatto “la Costituzione più bella del mondo” e che abbia molti limiti è ormai sotto gli occhi di tutti. Molti sarebbero i cambiamenti da apportare. Ma oggi, prima di discutere di un tavolo costituzionale su tre-quattro punti, c’è già in campo uno strumento di cambiamento di straordinaria efficacia: il referendum proposto dalle Regioni per un sistema elettorale maggioritario uninominale. Quello elaborato dal leghista Roberto Calderoli, ispirandosi espressamente alla proposta fatta ormai decenni fa da Marco Pannella, che mantiene intatta la sua attualità.

Si tratta di scegliere un sistema elettorale che ci faccia passare dalla democrazia continentale a quella anglosassone, una democrazia di Governo e non di rappresentanza. Passare subito al sistema uninominale all’inglese significherebbe cambiare di fatto e profondamente il sistema politico istituzionale.

Come spiegava Marco Pannella già nel 1986, il maggioritario all’inglese consentirebbe di “distruggere la partitocrazia, la degenerazione della politica, la logica di spartizione”, mentre i partiti “dovrebbero modificarsi, riformarsi, cambiare, semplificarsi; vivrebbero, insomma, mentre ora sopravvivono, e male, a loro stessi”.

Sul sistema elettorale proposto dalle Regioni è necessario che si formi uno schieramento il più ampio possibile, per aprire un confronto serio – in Parlamento e non solo – fra chi vuole riportare l’Italia indietro per governarla per l’ennesima volta con i trucchi e le manovre di Palazzo e di Procura, e chi invece la vuole cambiare, perché se non la si cambia questa Italia è condannata alla decrescita e al declino, alla tragedia del suo debito pubblico e del trasformismo che si fa coalizione di governo.