ISLAMOFOBIA, L’UE FINANZIA LE LISTE DI PROSCRIZIONE DI ERDOGAN

126.951 euro dell’Unione europea agli uomini del presidente turco Erdogan per condurre una caccia alle streghe in nome dell’islamofobia, con tanto di giornali e libri, giornalisti e scrittori messi all’indice.

L’incredibile vicenda è stata svelata dal Giornale, che è finito nel mirino della Fondazione Seta per la ricerca economica, politica e sociale, che ha la sede principale a Istanbul ma anche altre sedi al Cairo, a Washington, a Berlino e a Bruxelles.

La Fondazione Seta ha appena pubblicato un Rapporto sull’islamofobia in Europa in cui Il Giornale è indicato come esempio dei “settori più conservatori dei mass-media” che hanno alimentato “il clima xenofobo e anti-Islam” in Italia, insieme a Lega, Fratelli d’Italia, Casapound e Forza Nuova.

Ma il Rapporto, sostenuto anche dai ministeri delle Finanze e degli Esteri turchi, indica anche Libero, La Verità e Il Tempo come propagatori dell’islamofobia. La lista di proscrizione turca finanziata dall’UE, la cui parte italiana è stata curata da Alfredo Alietti e Dario Padovan, indica in particolare i giornalisti Marcello Veneziani per Il Tempo e Giancarlo Mazzucca per Il Giornale.

Il quotidiano diretto da Vittorio Feltri è messo sotto accusa anche per aver pubblicato il libro di Alessandro Gnocchi “I nemici di Oriana – La Fallaci, l’islam e il politicamente corretto” e quello di Alberto Giannoni “Il libro nero dell’islam italiano”. Altro scrittore messo all’indice è Giulio Meotti – giornalista del Foglio, specifica il Rapporto turco finanziato dall’Ue – per il suo libro “Il suicidio della cultura occidentale. Così l’islam radicale sta vincendo”.

Come spiega al quotidiano tedesco Die Welt la politologa e scrittrice austriaca Nina Scholz, finita anche lei nel mirino del Rapporto in relazione al divieto austriaco del velo per le bambine delle scuole elementari, “il tentativo è quello di fermare qualsiasi critica all’Islam e alle sue forme”.

Islamofobia, “un termine che andrebbe abolito dal nostro vocabolario” ha scritto oggi sul Corriere della Sera Pierluigi Battista, perché “ha solo un valore intimidatorio verso chiunque osi criticare i regimi autoritari prigionieri dell’islamismo integralista e che è servito addirittura ad avviare in Francia un procedimento legale contro la stessa Oriana Fallaci”.

Come risulta dal sito web della Commissione europea, oltre alla preparazione e alla pubblicazione del rapporto, l’UE finanzia anche panel e workshop, il sito web del progetto, attività sui social media e cortometraggi sul progetto, oltre a due clip dal titolo “Islamofobia, una minaccia per le democrazie europee”.

Ma chi è Seta? Come riporta Die Welt, fondatore e presidente dal 2005 al 2009 è stato Ibrahim Kalin, oggi portavoce e consigliere del presidente Erdogan. Un altro presidente di Seta è stato Ahmet Davutoglu, primo ministro turco dall’agosto 2014 al maggio 2016 e poi leader dell’AKP, il partito di Erdogan. L’attuale coordinatore generale di Seta, Burhanettin Duran, ha recentemente scritto su Twitter: “Allah aiuti i nostri soldati”. A Istanbul la Fondazione Seta è rappresentata da Fahrettin Altun, direttore delle comunicazioni del presidente Erdogan.

Tutto questo all’Unione europea doveva essere ben noto, così come doveva sapere cosa avrebbe contenuto il rapporto, visto che Seta ne aveva già fatti tre, di analogo tenore, negli anni precedenti. Ma sotto l’ombrello della lotta agli odiatori e ai razzisti, in nome del politicamente corretto di cui l’Unione europea è la portabandiera, si riescono a giustificare nefandezze come il finanziamento a cosiddette organizzazioni della società civile turca, legate a filo doppio al regime di Erdogan, a cui si affida la compilazione di liste di proscrizione contro la libertà di pensiero, di espressione e di stampa. E nessuno ha fiatato.