PD, L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DEL NON ESSERE

Dopo due mesi di governo, è sconcertante la situazione in cui si si trova la classe dirigente del Pd, la cui lunga esperienza doveva servire a contrastare la demagogia Cinquestelle.

Due mesi di governo in cui il Pd ha subito tutte le imposizioni grilline: il taglio dei parlamentari, contro cui aveva sempre votato; l’eliminazione dello scudo penale per gli acquirenti dell’Ilva, che era stato introdotto dal governo Gentiloni; l’evasione fiscale da affrontare a suon di manette; il Reddito di cittadinanza e Quota cento intoccabili; l’ambientalismo giocato in chiave propagandistica, con un Decreto Clima che al di là del pomposo nome contiene poco nulla; la visione etica delle tasse, con quella sulle bibite zuccherate, da cui è riuscito solo a stralciare le merendine, e quella sulla plastica che è il classico esempio di cosa succede quando non si studiano i problemi e si preferisce la scorciatoia della demagogia a concrete politiche per l’ambiente.

Di Salvini dicevano che era un rozzo, incapace e inconcludente. Ma almeno lui teneva a bada gli scappati di casa, mentre il Pd dagli scappati di casa si fa gestire. E ha pure esternalizzato il suo problema interno, Renzi, che ora lo bastona a giorni alterni, giocando di sponda con i grillini.

E in mezzo Zingaretti, che i giornali dipingono come esasperato, che era il più restio a montare questo caravanserraglio e che ora si ritrova a indossare i panni del Cireneo che porta la croce.

Dov’è Goffredo Bettini, il genio inventore, con il suo “lodo” agostano, del governo con i grillini come passaggio necessario per poi andare a mischiare i due elettorati? Bettini che parlava della necessità di “passare dall’assistenzialismo a una visione dello sviluppo innovativa e verde, fondata sul sapere, la scienza, la scuola, la ricerca”. Dov’è Bettini, perché ora tace?

Ancora una volta, per uscire in qualche modo da questa situazione desolante pensano di fare un congresso per cambiare di nuovo nome. E già è partito lo scontro sulle regole, sulle primarie sì o no. Non c’è più una politica, non c’è più una classe dirigente, ma c’è il dibattito sulle regole. Non c’è il letto ma si discute della coperta, non c’è la tavola ma c’è il dibattito sulla tovaglia, non ci sono gli spaghetti ma si discute del sugo.