DEUTSCHE BANK, UN MACIGNO SU BERLINO E L’EUROPA

Non più solo la Germania e l’Unione europea. Deutsche Bank, che ha appena presentato l’ultima trimestrale da cui emerge una perdita netta di 832 milioni di euro tra luglio e settembre, è ormai una banca a rischio tracollo che va sempre più giù e ora spaventa anche gli Stati Uniti, che temono una nuova tempesta bancaria globale.

La metà dei 18.000 posti di lavoro che Deutsche Bank taglierà entro il 2022 nell’ambito del proprio piano di risanamento sarà in Germania, dove i dipendenti della Banca sono 41.700. Sempre in Germania, dopo la mancata fusione con Deutsche Bank anche Commerzbank, che in parte è di proprietà del governo tedesco dopo un costoso salvataggio nel 2008, ha annunciato la chiusura di 200 delle sue mille filiali e il taglio di 2.300 posti di lavoro, pari al 5,7% della sua forza lavoro.

A fianco di questi tagli di personale, è stata creata una Bad Bank da 74 (settantaquattro) miliardi di euro dove dirottare i titoli spazzatura prodotti e accumulati a Deutsche Bank in questi ultimi lustri, mentre da Berlino venivano impartite prediche a tutta Europa sul rigore di bilancio, i sacri vincoli e gli intoccabili parametri.

E ora anche la stampa tedesca alza i toni, con Die Welt che definisce le azioni di Deutsche Bank tra “le più odiate dagli analisti” e che tuttavia trovano mani forti non visibili che ne sostengono il titolo in Borsa.

La violenza polemica della stampa tedesca lascia intuire che su questa vicenda possa esserci una grande resa dei conti interna alla politica tedesca, perché è la prima volta che escono con nettezza la dimensione e il profilo della crisi del colosso bancario tedesco, che viene usata come strumento di polemica politica.

Una crisi che riguarda soprattutto la Cdu e il suo rapporto con la Bundesbank e che accompagna il lento tramonto di Angela Merkel, mentre Annegret Kramp-Karrenbauer (AKK), la delfina che le è succeduta alla guida della Cdu, mostra di non tenere sotto controllo il partito.

Tutto questo mentre la Grande Coalizione al governo sopravvive a se stessa e viene punita ad ogni consultazione elettorale regionale, così come avvenuto alle europee, e l’economia tedesca va verso la recessione.

E non sta meglio la nuova Commissione europea di Ursula von der Leyen, altra delfina di Angela Merkel, che non riesce ad entrare in carica dopo la bocciatura di tre commissari, tra cui quello francese, da parte del Parlamento europeo e per la quale la influente commissaria alla concorrenza uscente ed entrante anche come vicepresidente, la danese Marghrete Vestager, prevede un quinquennio in balia di maggioranze variabili.

Una condizione di debolezza e di crisi politica che investe Berlino e Bruxelles, così come Roma, su cui il possibile tracollo di Deutsche Bank rischia di abbattersi con conseguenze imprevedibili e incontrollabili.