UMBRIA. TUTTI I SONDAGGI FARLOCCHI

Ieri sera con l’Umbria è successo come la sera delle politiche del 4 marzo 2018. Tutti attoniti a ripetere ancora una volta: Ma com’è stato possibile? Chi si aspettava un distacco di queste dimensioni?

In realtà la domanda è: Ma com’è possibile che i grandi osservatori, analisti, giornalisti di tv e giornaloni, per finire con i sondaggisti non sappiano più leggere il paese reale, accecati dai loro desideri che raccontano agli italiani come se fossero la realtà, salvo essere sbugiardati ogni volta che si aprono le urne, nazionali, europee o regionali che siano?

E allora, a schede umbre contate, vale la pena rileggere cosa avevano previsto i tre sondaggi diffusi nelle ultime settimane sull’Umbria.

IL PRIMO SONDAGGIO è stato realizzato da Quorum per l’Agi tra il 25 e il 27 settembre, dopo che era stata annunciata l’alleanza tra Pd e M5S e scelto come candidato presidente Giovanni Bianconi. Il sondaggio di Quorum dava alla candidata del centro destra Donatella Tesei il 47,2 % e a Bianconi il 43,1. Quattro punti di distanza. In realtà sono stati 20.

Alla Lega veniva dato il 34,4 e invece ha preso il 37. A Fratelli d’Italia veniva attribuito il 6,7 e invece ha preso il 10,4. A Forza Italia veniva attribuito il 3,8 e invece ha preso il 5,5.

Sull’altro fronte, il Pd veniva dato al 30,2 e invece ha preso il 22,3. Al M5S veniva attribuito il 10 e invece ha preso il 7,4.

Gli indecisi erano il 14,8 mentre quelli intenzionati a non votare il 18,2, per un totale di 33.

Sondaggio decisamente fantasioso.

IL SECONDO SONDAGGIO è stato realizzato dall’Istituto Ixè per la trasmissione di Rai3 Cartabianca tra il 5 e l’8 ottobre e ha riguardato i candidati Presidente, e qui siamo alla vittoria della sessantottina Fantasia al Potere. Il candidato di Pd-M5S veniva dato addirittura in testa: Bianconi 29,7, Tesei 29,4.

La percentuale di indecisi e di coloro che non avevano risposto era simile a quella del primo sondaggio: 34.

L’affluenza al voto prevista dal sondaggio era del 60, mentre è stata di quasi cinque punti superiore: 64,7.

IL TERZO SONDAGGIO è stato realizzato da SWG per la Lega dall’1 al 7 ottobre e attribuiva alla candidata del centro destra Donatella Pesei tra il 48 e il 52, e a Vincenzo Bianconi tra il 41 e il 45. Insomma un distacco tra i 3 e gli 11 punti, mentre in realtà sono stati 20.

Per quanto riguarda i voti di lista, Il centro destra veniva dato tra il 48,5 e il 54,5 (in realtà ha preso il 57,5).

Pd-M5S e altri, la cosiddetta Area Civica, veniva dato tra il 39 e il 45 (in realtà ha preso il 37,5).

Nel centro destra, le forchette di SWG hanno indovinato i risultati di Lega (36,5-40,5) e di Forza Italia (3,5-5,5), mentre è stata molto sottostimata Fratelli d’Italia, a cui veniva attribuito tra il 5,5 e il 7,5, mentre ha ottenuto il 10,4.

Nell’Area Civica, SWG ha indovinato i risultato del Pd, che si è posto esattamente a metà della forchetta prevista 20,5-24,5, mentre la previsione del risultato del M5S (13-15) è risultata doppia rispetto alla realtà (7,4).

In conclusione, SWG ha sbagliato clamorosamente l’entità del distacco tra i due candidati presidente. Ha sottostimato il risultato complessivo del centro destra e sovrastimato quello di Pd-M5S. Ha fortemente sottostimato Fratelli d’Italia e ancor più sovrastimato il M5S, prevedendo che avrebbe mantenuto la percentuale delle europee.

Il quadro che viene fuori da questi tre sondaggi, anche se riguardavano un bacino territorialmente ristretto di soli 700.000 elettori, rimanda ad una cronica incapacità di capire, anche da parte di chi adotta criteri che dovrebbero avere una certa scientificità, cosa pensano realmente gli italiani. E poi questi sondaggi sballati indirizzano quella che viene chiamata la “narrazione” dei mezzi d’informazione dominanti. E ogni volta si racconta un Paese che non esiste, salvo poi scoprirne uno diverso, che puntualmente, per lor signori, è “mostruoso”, “ignorante”, “gretto”, “analfabeta funzionale”. Perché il problema, più che negli elettori, sta in quelli che si autoproclamano Eletti, i Giusti, quelli a cui il popolo nella sua realtà fa immancabilmente schifo. Tanto da risultare inguardabile.