LA FORZA DELLA SOVRANITA’ DEMOCRATICA

FILE PHOTO: People walk past a banner depicting dismissed Catalan Vice President Oriol Junqueras, currently in custody awaiting trial on charges of sedition, rebellion and misappropriation of public funds, during Catalonia’s national day ‘La Diada’ in Barcelona, Spain, September 11, 2018. REUTERS/Enrique Calvo/File Photo

 

“L’indulto se lo possono mettere ovunque possa stare”. Così ha dichiarato il leader indipendentista catalano Oriol Junqueras in un intervista a Nació Digital, rifiutando anche l’ipotesi di sconti di pena. “La pena, per quanto si dica, va sempre applicata integralmente”. Insomma, Junqueras sembra voler far pagare il prezzo della sua condanna a chi ha risposto con la repressione violenta della polizia e poi con quella penale del tribunale alla richiesta di autodeterminazione attraverso un referendum popolare consultivo nell’ottobre 2017. Ora il problema è loro.

“La prigione è anche un modo per piantare un seme. È un’opportunità per spiegare questo conflitto al mondo”, spiega il leader indipendentista catalano. “Sapevo sin dall’inizio che ci avrebbero imprigionato, anche quando i miei collaboratori dicevano di no. È un orgoglio essere qui per aver messo le urne elettorali”.

Ma le intimidazioni del potere centrale di Madrid nei confronti delle istituzioni catalane non cessano e potrebbero portare a nuove denunce, dopo che il parlamento catalano, disobbedendo ad un precedente ammonimento del Tribunale Costituzionale, ha messo all’ordine del giorno una risoluzione di tre partiti indipendentisti che condannano la recente sentenza del Tribunale Supremo, che ha condannato 12 esponenti politici catalani a pene tra i 9 e i 13 anni di galera, e difendono il diritto all’autodeterminazione.

Ma il presidente del parlamento catalano, Roger Torrent, pur consapevole dei rischi anche di carattere penale a cui va incontro, è intenzionato a difendere la sovranità del parlamento e il diritto di parola dei suoi membri. “Ci faremo carico di tutte le conseguenze giudiziarie e personali che comporta il difendere il principio che in parlamento si possa parlare di tutto”, ha dichiarato Torrent. “Nei parlamenti democratici si parla di ciò che interessa ai cittadini”.

Da una parte c’è Madrid e il leader socialista Pedro Sanchez, incapace come il suo predecessore, il popolare Mariano Rajoy, di aprire un dialogo politico e che si illude di poter soffocare l’indipendentismo catalano con le minacce, la polizia e sentenze violente, fasciste e staliniste. Dall’altra ci sono le istituzioni catalane che difendono la sovranità democratica, il diritto di parola del parlamento e dei cittadini attraverso un referendum.

E il 10 novembre in Spagna ci saranno le elezioni politiche anticipate, le seconde negli ultimi sette mesi e le quarte negli ultimi quattro anni. Come ha osservato il quotidiano El Pais, “un ciclo elettorale permanente in cui la Spagna vive dal 2015”, che segna il “fallimento di un’intera generazione di politici”.