ALITALIA: GRILLO COME ANDREOTTI

Nei primi nove mesi di quest’anno Alitalia ha perso più di 715.000 euro al giorno. Chi vuol vederci qualcosa di positivo, può dire che è molto meno dei circa due milioni della primavera 2017, che poi ha portato la liquidità ad essere in negativo per 92 milioni di euro il 31 dicembre 2017. Fatto sta che dopo il prestito ponte di 900 milioni di euro deciso dal governo Gentiloni, ora potrebbe esserci bisogno di staccare un altro assegno da 250 milioni per gestire l’ennesima transizione tra la vecchia e la nuova Alitalia. Le cifre le fornisce il Corriere della Sera, incrociando vari documenti.

Da un altro calcolo fatto dal Sole 24 Ore, risulta che sono ben undici i governi che hanno iniettato soldi in Alitalia, da Moro ad Andreotti, da Cossiga a Spadolini, Craxi e De Mita, Prodi, Berlusconi, Letta, Renzi e Gentiloni. Il governo Conte 2 sarebbe il 12°.

Continua quindi la saga della compagnia di bandiera trasformatasi in una macchina mangiasoldi e che in quarant’anni, dal 1974 al 2014, era già costata 7,4 miliardi di euro allo Stato e alla collettività in interventi diretti per salvataggi e operazioni di varia natura.

Intanto, oggi, scade il termine per presentare ai commissari straordinari l’offerta vincolante per rilevare Ailitalia, con lo Stato che rientra pesantemente attraverso le Fs, dirette concorrenti di Alitalia sulle tratte brevi, e ministero del Tesoro. Ma anche su questo, dopo 29 mesi di gestione straordinaria e sei rinvii, si profila un’altra proroga, perché rimane l’incertezza su cosa faranno i potenziali soci privati. “È una gara a chi prende la quota più bassa”, ha commentato l’ex amministratore delegato di Fs, Renato Mazzoncini.

Crisi, proroghe, salvataggi continui con i soldi dei contribuenti, da Moro e Andreotti fino a Conte 1 e 2.  Si continua a far finta che Alitalia non sia fallita e si prosegue all’infinito con la collaudata politica assistenzialista della Prima Repubblica. Verso lo schianto.