ADDIO SINDACO (E CHE I VILI TACCIANO)

C’è chi oggi, nel commentare la morte di Filippo Penati per cancro, ne ricorda le cose buone fatte, aggiungendo che preferisce non commentare le vicende giudiziarie che l’hanno riguardato negli ultimi anni. E invece, per onorarne la vita e la memoria, proprio di quelle occorre parlare, perché era stato lo stesso Penati, nell’annunciare in luglio su Facebook di lottare da un anno contro il cancro, a dire che “i medici concordano che è anche conseguenza della mia vicenda giudiziaria”.

Bisogna parlare del suo partito, il Pd, che lo espulse sulla solo base di un avviso di garanzia: “Senza sentire il dovere di ascoltarmi, in violazioni dello statuto e delle più elementari norme costituzionali sulla presunzione di innocenza, sono stato espulso da un giorno all’altro dal partito a cui avevo dedicato tanta parte della mia vita, accrescendo così la gogna mediatica verso di me”, ha detto Penati pochi giorni fa Penati nella sua ultima intervista-testamento all’Adnkronos.

Bisogna parlare del suo ex partito, i Ds, che si costituì parte civile contro di lui nel processo, da cui uscì assolto due volte a Monza e poi in appello a Milano, dopo molti anni di processi sommari su tv, giornali e social.

Non fu un caso se nel giugno 2016 la prima iniziativa pubblica della Marianna, a un mese dalla sua nascita, fu proprio un dibattito tra Giovanni Negri e Filippo Penati, per ridargli il diritto di parola, dopo che a sei mesi dalla sua assoluzione nel processo di primo grado il mondo dell’informazione lo considerava ancora un paria. La cosa servì e Penati tornò a parlare e continuò anche a dialogare con noi, partecipando alla Convenzione della Marianna, a Bologna, nel febbraio 2017.

Bisogna parlare di una politica vigliacca e accecata, che da decenni si è consegnata al giustizialismo e che ne è stata divorata, seminando vittime lungo la sua strada senza sbocco.

Trentun anni dopo la morte per malagiustizia e cancro di Enzo Tortora, oggi piangiamo Filippo Penati. Addio Sindaco, che hai voluto i tuoi funerali in forma strettamente privata. Che i vili tacciano.