THE CALENDAS – Continua il fortunato Serial Tv

“Per 30 anni ho ripetuto cazzate sul liberismo”. Calcolando che di anni ne ha 46 anni, ha cominciato abbastanza presto, praticamente subito dopo aver rinunciato ad una promettente carriera cinematografica che il nonno regista Luigi Comencini gli aveva spianato davanti a sé chiamandolo a 11 anni a lavorare nello sceneggiato televisivo Cuore, dove interpretava lo scolaro protagonista Enrico Bottini.

Ragazzo ribelle, a modo suo, invece di proseguire la tradizione di famiglia, seguendo le orme del nonno e della mamma Cristina Comencini, se ne va a lavorare in società finanziarie, alla Ferrari di Luca Cordero di Montezemolo e poi a Sky, per poi tornare dal suo Maestro Luca Cordero diventato presidente di Confindustria, di cui fa l’assistente. Non finisce lì, segue fedele Montezemolo anche in politica e diventa coordinatore di Italia Futura e poi si candida alla Camera nel 2013 con Scelta Civica di Mario Monti. Ma gli va male, trombato. Niente paura, arriva Letta al governo e lo nomina viceministro allo Sviluppo economico, poi arriva Renzi che lo conferma e poi lo nomina Rappresentante permanente dell’Italia presso l’Unione europea. Ma dura solo due mesi, perché subito Renzi lo nomina ministro dello Sviluppo economico e poi Gentiloni lo conferma. Poi si iscrive al Pd, poi fonda Siamo Europei e fa inserire il nome della sua formazione nel simbolo del Pd alle europee (verrà utile in futuro, come Tabacci insegna). Viene eletto al Parlamento europeo e poco dopo si dimette dal Pd.

Una vita movimentata, irta di difficoltà. Trent’anni a cercare di farsi strada ripetendo cazzate, come riassume spietato lui stesso. “Io per 30 anni ho ripetuto tutte le banalità che si sono dette nel liberismo economico. Quando Giavazzi e Alesina scrivevano sul Corriere che non bisognava salvaguardare il posto di lavoro ma il lavoro, io dicevo ‘oh che gran figata’. Per cui pensiamo che un operaio di cinquant’anni che ha passato la vita a fare impianti può andare a lavorare nell’economia delle app. Queste cazzate le abbiamo sostenute, io le ho sostenute, per 30 anni. E poi dice che vincono i sovranisti…”.

Ma poi per Carletto Calenda è arrivata l’illuminazione: “Quando ho avuto davanti l’operaio dell’Embraco ho capito che era una gran cacchiata”. Ieri Capitan Calenda ha passato il pomeriggio sotto il suo ex ministero con gli operai della Embraco e alla sera è andato a confessarsi dal vicedirettore del Corriere della Sera Antonio Polito. E rispunta il grande Cuore di Carletto: “Gli operai sono i migliori”, esclama estasiato contemplando il Sol dell’Avvenire. E come i pentiti del comunismo, anche lui novello pentito del liberismo di andare a casa dopo trent’anni di cazzate non ci pensa nemmeno. Adesso passerà il prossimo decennio a spiegarci la nuova Verità. A noi che non capiamo un cazzo.

Dopo averci dormito su una notte, stamattina ha già cominciato a indicarci la Via: “Riscoprire liberalismo sociale per fondare una Democrazia progressista”. Nientepopodimenoche.

Per gli entusiasti, appuntamento a Napoli tra una settimana, dove si celebrerà il plurifidanzamento tra Più Europa e Siamo Europei. L’ex liberista Calenda con il sempreliberista Della Vedova e la sempreverde Emma con l’abolitore di vitalizi Richetti. I quattro Guardiani del Faro, che con la luna o la tempesta sempre ci indica la direzione, la rotta da seguire per raggiungere la meta. La loro.