BREXIT: PARLANO I VERI PARTITI DELLA UE. PEUGEOT & VOLKSWAGEN

Per carità, non è mai nè bello giusto tagliare con l’accetta, di qua il bene di là il male. Oggi è però accaduto un episodio molto edificante, che la dice lunga sul tormentone Brexit.

I media dell’intero continente – ormai da mesi – ci hanno abituato al noto schema: da una parte le grottesche contorsioni britanniche, dall’altra il silenzio olimpico e un po’ altezzoso della politica dell’Europa continentale.
Sicchè abbiamo letto tutto sui drammi dei conservatori da May a BoJo, sulle liturgie di Corbin e le sospensioni del Parlamento, sulle richieste e i veti alle elezioni anticipate, su un Paese diviso e con le vene gonfie dalle urla e dalle (contrastanti) passioni. E poi avanti con quintali di carta sulla “scelta suicida della Brexit”, sulle previsioni tragiche per l’economia britannica, sulle conseguenze devastanti per il Regno Unito. Chi vuol vedere in tutto questo un bicchiere mezzo vuoto può insomma leggere “il momento peggiore del sistema politico britannico”. Chi come noi invece ci vede il bicchiere mezzo pieno riesce solo a scorgere la drammatica, appassionata vivacissima vita della democrazia più antica del continente. Ma il punto è un altro.

Il punto è che ciò che resta di politica e partiti democratici nell’area UE – nonostante i campanelli d’allarme che vedono ormai gli esecutivi di Berlino e di Roma con una dote del 38% nei rispettivi Paesi – hanno contribuito a un atteggiamento passivo, indifferente, altezzoso nei confronti di Brexit e del dramma democratico britannico. Al di qua della Manica, da mesi, si spiega al teleutente e al lettore che tutto è scontato. Tutto è sotto controllo. Tutto va bene. Loro ci perdono, noi possiamo guadagnarci. Loro entrano nell’inferno, a noi non ci fa un baffo. Per loro è un problema anzi un labirinto, per noi una sciocchezza, tuttalpiù un fastidio. Sicchè di Brexit da mesi parlano solo i partiti britannici. Quelli continentali no. Non hanno niente da dire. Finchè un giorno – Oggi – è accaduto qualcosa di assai strano. E anche imprevisto.

Accade, infatti, che mentre il mondo dei partiti – di plastica , diciamo noi – di una Unione Europea – di plastica, diciamo noi – tace, qualcun altro non ha più potuto tacere. Ed ecco che parlano ben 23 associazioni industriali dell’automobile europea. E sbattono il pugno sul tavolo alcuni segretari e leader di “partiti” – veri, non di plastica, diciamo noi – che si chiamano amministratori delegati/presidenti di Peugeot, Volkswagen, Bmw. Per dire cosa ? Presto detto : “L’ industria dell’auto europea teme gli effetti catastrofici di una Brexit con No Deal . La mancanza di un accordo con Londra avrebbe un impatto sismico sul settore, con miliardi di euro di costi che minacciano di influenzare la scelta dei consumatori”.

Due sole domande. E’ un messaggio ai “cattivi di Londra”, quello dell’industria continentale dell’auto, o è un messaggio a Merkel e Macron? E perchè mentre ai piani alti dei colossi automobilistici del continente si stilava questo appello, Boris Johnson, anzichè seguire le convulsioni della vicenda Brexit, si faceva lietamente immortalare in visita a una classe elementare di bimbi londinesi, tutto intento a legger loro una bella favola con tanti disegni colorati? Ecco: anche in questi casi ognuno può dare le risposte che preferisce. Ma a noi pare che – come si diceva una volta – se butti fuori la politica dalla porta, quella ti rientra dalla finestra. O, talvolta, dal finestrino.