LA GERMANIA CAPITOLA : VIA IL PAREGGIO DI BILANCIO

L’indice Ifo, che misura la fiducia delle imprese tedesche, è calato ad agosto a 94,3, da 95,7 di luglio. Il calo è peggiore di quanto previsto dagli analisti, che stimavano una diminuzione a 95,1. Il livello raggiunto porta l’indice ai minimi da sette anni, dal novembre 2012. Nel settore manifatturiero il calo dell’indicatore è inarrestabile e le aspettative sprofondano verso il basso. Secondo l’istituto di Monaco un simile pessimismo si è registrato solo nel 2009. Questo crollo di fiducia delle imprese si spiega con il fatto che l’economia tedesca è in forte rallentamento e la Germania è sull’orlo della recessione, tanto che sta per cadere il tabù del pareggio di bilancio che Berlino ha imposto a tutta l’Europa, impedendo investimenti per la crescita e impoverendola.

A ciò vanno aggiunte la paura per i contraccolpi della Brexit, la Grande Coalizione in crisi e la necessità di ricondurre a più miti consigli l’Italia, in modo da poterla tenere sotto controllo e docile come negli anni passati.

Metti insieme tutti questi elementi ed ecco che ieri, insieme alla diffusione dei dati sul crollo della fiducia delle imprese tedesche e all’avvio dei colloqui decisivi per la formazione del nuovo governo giallorosso in Italia, il Financial Times lancia in prima pagina un documento predisposto dai funzionari della Commissione europea, in cui dopo anni di fallimenti si comincia a fare una piccola marcia indietro, prevedendo di modificare il Patto di Stabilità e Crescita, a cui è allegato un documento di ben 108 pagine per la sua interpretazione e che sinora ha puntato solo sulla Stabilità, tradottasi in austerità, dimenticando la Crescita.

In particolare, spiega il Financial Times, il documento dei funzionari di Bruxelles propone di “semplificare le complesse regole di budget, per fornire ai governi obiettivi più morbidi di riduzione del debito”, modificando anche l’attuale regola secondo cui i Paesi il cui debito supera il 60% del Pil devono ridurre il debito di 1/20 l’anno, fino al raggiungimento dell’obiettivo.

Insomma, nel momento in cui anche la Germania si ammala a causa dei dogmi che essa stessa ha imposto a tutta Europa, da Bruxelles si comincia a pensare, senza dirlo troppo forte, di dire basta al totem dell’austerità, consentendo di rilanciare gli investimenti e tagliare le tasse senza imporre quei tagli che hanno ridotto in ginocchio la Grecia e impedito la crescita in gran parte dell’Ue.

E caso vuole che il messaggio sia uscito dalle stanze di Bruxelles proprio nel giorno in cui si dovevano superare le resistenze interne alla nascita del governo M5S-Pd, a cui è stata subito tesa la mano. E se qualcuno non aveva inteso immediatamente il messaggio, ci ha pensato Matteo Renzi a tradurlo per tutti: “L’Europa deve cambiare linea economica adesso. In Germania arriva la recessione: L’export non basta più. La Brexit sarà un disastro per tutti. Lo scontro Usa-Cina ci vede alla finestra. Ora è tempo di investimenti e non austerity. Se l’Italia manda a casa Salvini, possiamo tornare protagonisti. Adesso”. E poche ore dopo Zingaretti e Di Maio si sono incontrati e il Pd ha dato il via libera a Conte, tanto amato a Bruxelles, come presidente del Consiglio.

Così funziona l’Ue guidata da Berlino e Parigi, accomunate dalla volontà e necessità di tenere l’Italia al guinzaglio.