LA PASSIVA TOLLERANZA SULL’IMMIGRAZIONE, CHE È SFOCIATA NELLA BREXIT

Quarta puntata dell’inchiesta di Maurizio Stefanini su L’Incontro

“Per troppo tempo siamo stati una società passivamente tollerante. Adesso basta”, disse il Premier britannico David Cameron dopo aver vinto le elezioni del 2015 e inviando alla Commissione europea il ministro dell’Interno Theresa May col mandato di dire no alla nuova politica di divisione dei richiedenti asilo secondo quote nazionali, e di proporre piuttosto di rimandare tutti dall’altra parte del Mediterraneo.

«La stessa May anticipa questo approccio con un editoriale pubblicato dal Times: “L’Ue dovrebbe lavorare per stabilire dei siti di accoglienza sicuri in Africa del Nord, con un programma attivo di ritorno”. La ministro dell’Interno si dice anche “non d’accordo” con il parere della Mogherini secondo cui “non un singolo rifugiato o migrante intercettato in mare sarà respinto contro la sua volontà”. Secondo lei, “un simile approccio non può che favorire la traversata del Mediterraneo e incoraggiare ancora più persone a mettere la loro vita in pericolo”. Insomma: no al buonismo, di cui la May indica come esempio negativo l’operazione italiana Mare Nostrum: “al di là delle buone intenzioni, ha contribuito a quintuplicare le vittime tra il 2013 e il 2014”. “Dobbiamo essere sicuri di non fare qualcosa che peggiori i problemi”.»

Nella quarta puntata della sua inchiesta sulla gestione dell’immigrazione nei Paesi UE, Maurizio Stefanini ricostruisce su L’Incontro la politica britannica degli ultimi 15 anni, con la parallela crescita del movimento favorevole alla Brexit fino a Boris Johnson.