LA COMMOZIONE DELLA GERMANIA PER LA SORTE DEI MIGRANTI, A CONDIZIONE CHE RESTINO PARCHEGGIATI DA QUALCHE ALTRA PARTE

Terza puntata dell’inchiesta di Maurizio Stefanini su L’Incontro

«Il 16 luglio 2015 Der Spiegel pubblicò il video – in breve diventato virale – della cancelliera Angela Merkel che prima faceva piangere una bambina palestinese spiegandole che in Germania non c’è posto per tutti i migranti che vorrebbero stabilirvisi; poi provava a consolarla con una carezza. Da cui l’hashtag #merkelstreichelt: “la carezza della Merkel”. Il tutto durante una trasmissione televisiva da Rostock. “Sono palestinese e vivo in Germania da qualche tempo, vengo da un campo di rifugiati nel Libano”, spiega la ragazzina, che è nel Paese da quattro anni. “Vorrei fare l’università qui ma non so se potrò rimanere. Sono molto preoccupata per il mio futuro, vorrei poter essere serena come gli altri intorno a me”. “Ho imparato tedesco e inglese ma ora tutto rischia di essere inutile”. Suo padre, spiega, sta avendo problemi con il permesso di soggiorno e la famiglia rischia di essere allontanata dalla Germania. La risposta: “sei una ragazza molto simpatica, ma la politica a volte è molto dura: ci sono altre migliaia di persone nei campi di rifugiati; se decidiamo di accogliere tutti non saremo in grado di sostenere questa situazione. Posso prometterti che delibereremo presto su questo tema, ma sicuramente alcuni rifugiati dovranno tornare indietro”. La bambina allora scoppia a piangere, la Kanzlerin va a consolarla, il conduttore sottolinea che “è una situazione difficile”. “Lo so”, risponde la Merkel, Si rivolge di nuovo alla bambina, che si chiama Reem, ed aggiunge: “voi state vivendo un periodo difficile e avete mostrato a molte altre persone come queste situazioni possono andare a finire”.

È forse questa l’immagine più simbolica riguardo ai dilemmi della Germania verso il mondo dell’emigrazione. Un tipo di contraddizioni di recente alimentato in Italia dalla polemica su Carola Rackete: la capitana della Sea Watch che ha portato in Italia un carico di migranti soccorsi in mare malgrado i divieti e gli avvertimenti di Salvini, e speronando anche una imbarcazione della Guardia di Finanza. Eroina per molti, pirata per altri, ma comunque un ennesimo esempio di quello stereotipo secondo il quale i tedeschi si commuovono per la sorte dei migranti, ma a condizione che restino parcheggiati da qualche altra parte.»

Inizia così la terza puntata dell’inchiesta che Maurizio Stefanini sta pubblicando su L’Incontro, che ricostruisce gli ultimi 15 anni di politiche sull’immigrazione della Germania, che dopo aver aperto ai profughi siriani ha scoperto che non arrivavano solo i dottori e ingegneri di cui aveva bisogno e ha quindi richiuso velocemente le frontiere, incominciando a rispedire in Italia e negli altri paesi europei di provenienza, se necessario sedandoli prima di imbarcarli su treni e aerei. E a settembre il ministro degli Interni proporrà alla Merkel di sospendere l’Accordo di Shengen alla frontiera tra Germania e Svizzera, con severi controlli lungo i 347 chilometri di confine tra i due Paesi, posti di blocco su strade e autostrade e controlli rafforzati in stazioni ferroviarie e aeroporti.

È il ben collaudato Metodo Merkel: la Germania vestita da Unione europea fa il Poliziotto Buono, la Germania vera fa il Poliziotto Cattivo, tutelando i propri interessi senza andare troppo per il sottile. Esattamente come fa la Francia di Macron.