LA MAGGIORANZA URSULA. NOMEN, OMEN.

Se i nomi sono la sostanza delle cose, e contengono in sé un’identità e un messaggio, una missione e un destino, è interessante rileggere la storia di Santa Ursula (o Orsola per Romano Prodi), la Martire Franco-Tedesca che con le sue amiche, 11.000 vergini, rinviò per tre anni la decisione del Signore di darla in sposa a un principe pagano.

La vergine Orsola, figlia di un sovrano Bretone, si era segretamente consacrata a Dio ma fu chiesta in sposa dal principe pagano Ereo. ​ Il matrimonio avrebbe scongiurato una guerra, quindi diventava politico; perciò il padre fu quasi obbligato a dare il proprio consenso.

Grazie al consiglio di un angelo nel corso di una visione avuta in sogno (risultano infondate le versioni che narrano di una seduta spiritica), chiese di poter rimandare la decisione di tre anni, per meglio comprendere la volontà del Signore e nella speranza che il promesso sposo si convertisse al cristianesimo e cambiasse idea.

Al termine dei tre anni, Orsola prese il mare con le undicimila compagne vergini su una flotta di undici navi e spinta da tempeste arrivò dall’Inghilterra al continente e poi risalì il Reno fino a Colonia e poi a Basilea. Da lì proseguì a piedi fino a Roma, dove tutte furono accolte da “papa Ciriaco”, personaggio sconosciuto alla storia. Qui arrivò anche il suo promesso sposo, che nel frattempo si era convertito.

Tutto bene quel che finisce bene? No, perché tornate a Colonia, Orsola e le sue amiche trovarono la città invasa dagli Unni. Qui le undicimila vergini, esortate da Orsola alla fermezza, furono subito trucidate dalla furia dei barbari in un solo giorno, mentre il re Attila, invaghito dalla sua bellezza, risparmiò Orsola, che chiese anch’egli in sposa, promettendole salva la vita. Al suo rifiuto la fece però uccidere a colpi di freccia.

E oggi iniziano le consultazioni al Quirinale.