FACCIAMO UN PO’ DI DIETROLOGIA ANCHE NOI

Fra tante dietrologie su quanto sta accadendo in questa crisi politica, proviamo anche noi a vedere perché in questo strano agosto, che una volta era il mese dei tentati colpi di Stato, sia scoppiata questa strana crisi di governo.

Il punto di partenza è la Germania, che ha guidato una politica economica europea di un decennio risoltasi in un fallimento e che oggi raccoglie una Grecia alla fame, la Brexit del paese europeo più ricco, il populismo alle stelle ovunque, la recessione a casa sua.

Pil in ribasso, vari indici di fiducia in calo, la Deutsche Bank vacillante e l’export in caduta: se la Germania va in recessione, la sua crisi si ripercuoterà, e già lo fa, sull’Italia, essendo la Germania il nostro primo partner commerciale, a partire dalle aziende del Nord Italia.

Oggi Repubblica rilancia un articolo di Business Insider, di cui è partner, in cui si evidenziano le possibili ripercussioni della crisi tedesca non solo nel campo commerciale ma anche in quello bancario, evidenziando “come le capitalizzazioni di mercato di Deutsche Bank e Commerzbank siano ormai ai minimi storici e a un livello totalmente insufficiente per reggere le sfide di un mondo globale”. Il crollo ai minimi della capitalizzazione dei due giganti tedeschi è avvenuto nelle ultime settimane, in particolare nella prima metà di agosto. Oggi, “dopo continui e inutili aumenti di capitale e cambi di management, Deutsche Bank vale 26 volte meno di JP Morgan come market cap. E parliamo di banche che, nel periodo pre-crisi, erano dirette concorrenti ed equivalenti in valore: oggi l’una vale 12,8 miliardi, l’altra oltre 307”.

È a causa di questa crisi che la Germania inizia la ricerca di un “governo amico” in Italia, determinando, secondo Business Insider, la decisione di Matteo Salvini di aprire a sorpresa la crisi di governo. “Un do ut des in sede europea che parte da lontano e trova la sua ufficializzazione tacita nell’elezione di Ursula von der Leyen a capo di una Commissione Ue che, in vista dell’autunno da incubo che si prospetta, è scesa a patti preventivi con l’Italia. Attraverso attori ed emissari di primissimo livello, ancorché dietro le quinte. Niente procedura di infrazione, né downgrade del rating ma via libera a una Commissione che metta in quarantena i sovranisti più accesi e le loro pulsioni (non a caso, uno dei vice-presidenti scelti dalla neo-eletta Von Der Leyen è un fedelissimo di Viktor Orban, in quota Ppe) e, soprattutto, un mandato chiaro: stop a finanziarie esotiche e misure spot e via libera all’aumento dell’Iva come prima misura implicita di “controllo” del rigore dei conti – attraverso la patrimoniale mascherata e non evadibile della tassazione indiretta -, quasi un’assicurazione dopo la stagione dei proclami sullo sforamento del deficit”.

Ma se andiamo un po’ più indietro ci si sono altri quattro fatti da mettere in fila. Il 4 luglio, a sorpresa, viene eletto vicepresidente del Parlamento Europeo un Cinquestelle, Castaldo, anche se il M5S non fa parte di alcun Gruppo, a danno della Lega. Il 16 luglio il M5S vota Ursula von der Leyen come nuova presidente della Commissione europea. Prima del voto del Parlamento europeo, Giuseppe Conte fa un tweet di forte apprezzamento per il discorso della candidata Presidente. Ma la Lega passa in 24 ore dal Sì al forse e poi al No a Ursula. E a legger bene, la vera destinataria della lettera aperta di ieri di Conte a Salvini pare essere proprio la von der Leyen. Il classico parlare a nuora perché suocera intenda.

E ci sono anche tre “stranezze” sul fronte Pd. Dopo le elezioni del Parlamento europeo, Paolo Gentiloni ripete con insistenza il suggerimento al governo di interloquire con la Francia. Il 3 luglio, a sorpresa viene eletto presidente del Parlamento europeo David Sassoli, nonostante l’Italia avesse già avuto la presidenza negli ultimi due anni e mezzo con Tajani. A fine luglio Sandro Gozi (esponente renziano del Pd ma candidato al Parlamento europeo in Francia nel partito di Emmanuel Macron e che entrerà nell’Aula di Strasburgo con la Brexit e la conseguente decadenza degli europarlamentari britannici) viene cooptato incomprensibilmente nel governo francese con lo stesso incarico agli Affari europei che ha ricoperto come sottosegretario nei governo Renzi e Gentiloni. E oggi Le Monde intervista Matteo Renzi, mettendo la notizia come fatto principale sul suo sito. In questo scambio di favori, il governo giallorosso potrebbe configurarsi come un governo Moscovici.

Insomma, l’establishment franco-tedesco si arrocca sull’Italia, che è un po’ quel che fu la Valtellina per Mussolini: la ridotta italiana per rafforzarsi nel confronto col blocco anglosassone. Trump e il suo giocare a nascondino con la Cina sui Dazi non è propriamente il folle divertimento di un pazzo ma ha un capro espiatorio, voluto o no poco importa, ben preciso, che è la Germania e a cascata l’Italia e gran parte dell’economia europea.

A ciò vanno aggiunti gli sviluppi che potrà avere la Brexit, tenendo presente che pochi giorni fa il nuovo Premier britannico Boris Johnson si è incontrato con John Bolton, consigliere di Donald Trump per la Sicurezza nazionale, preannunciando per il post-Brexit “accordi senza precedenti” nel campo del commercio e della sicurezza tra i due Paesi.

Forse all’ombra della guerra Usa-Cina sui dazi e dei possibili sviluppi della Brexit si stanno ridisegnando gli equilibri dell’Occidente. Ne vedremo delle belle.