OPEN ARMS, LA SPAGNA PREDICA BENE E RAZZOLA MALE

Open Arms, la nave dell’Ong spagnola con 151 migranti a bordo a cui è stato vietato l’ingresso nelle acque territoriali italiane e maltesi, continua a navigare al largo di Lampedusa. “E l’Europa tace. Un silenzio che grida la vergogna del nostro tempo”, accusa l’Ong.

Ieri il governo spagnolo ha respinto la richiesta del comandante della nave all’ambasciata spagnola a Malta di concedere l’asilo ai 31 minorenni a bordo, sostenendo che le richieste di asilo devono essere presentate di persona oppure da un rappresentante legalmente accreditato: “Il capitano non ha la competenza legale o l’autorità per chiedere asilo per i minori”, ha puntualizzato il ministro dello Sviluppo spagnolo, Josè Luis Abalos, che è anche segretario organizzativo del PSOE.

Abalos sostiene che la Open Arms, che batte bandiera spagnola, deve attraccare in Italia, che è il primo porto sicuro, e si è lamentato perché si cerca di “compromettere la reputazione della Spagna” nelle operazioni di salvataggio. Il ministro spagnolo ha anche specificato che nessuno ha chiesto di far attraccare la Open Arms in qualche porto spagnolo.

“Preferisco che la nave sia fermata da Salvini e non da Pedro Sánchez (il premier spagnolo), a causa delle conseguenze economiche e legali”, ha detto il fondatore della Ong spagnola, Oscar Camps.

Infatti, dopo aver tenuto sotto sequestro la Open Arms per diversi mesi, a fine giugno le autorità spagnole hanno restituito la nave all’Ong spagnola Proactiva Open Arms, imponendo però il divieto di effettuare ancora “operazioni di navigazione con lo scopo” di compiere salvataggi “o altre attività che potrebbero portare a tali operazioni”. In caso di trasgressione l’ong dovrà pagare una multa fino a 900.000 euro per le “violazioni compiute durante la navigazione” e fino a 300.000 euro per le infrazioni “contro la sicurezza marittima e l’ordine del traffico marittimo”. In caso di gravi infrazioni, al capitano della nave Open Arms potrà essere sospeso il titolo professionale, oltre a rischiare il carcere.

Eppure, le autorità spagnole avrebbero una possibilità di intervento, che però sinora si son ben guardati dall’attivare. Infatti, nella comunicazione del governo di Madrid alla Open Arms, di cui il Giornale è venuto in possesso, al punto quinto si ricorda che la nave “è soggetta alle norme di polizia e navigazione spagnole, indipendentemente da dove si trova” e “alla nave può venire ordinato di rientrare in un porto spagnolo se persiste nello svolgimento di operazioni di ricerca e salvataggio senza rispettare le norme”. Ma sinora questa disposizione è rimasta lettera morta.