Non Conte un cazzo

Sarà pure il nuovo Aldo Moro come dice Eugenio Scalfari. Sarà pure che le ultime europee le ha vinte lui e non Salvini, come sostiene Paolo Mieli. Però, nonostante questi autorevolissimi pareri dei più grandi e illuminati osservatori della politica italiana, oggi si è palesato per quello che è: il nulla. Lui non c’era, non ha detto niente, neanche con una martellata sul ginocchio avrebbe risposto alla domanda: ma Conti o non Conti? E cosa Conti? E quanto Conti? E chi Conti?

Durante il dibattito in Senato, i ministri della Lega erano da una parte e quelli dei CinqueStelle dall’altra, separati da tre sedie vuote con al centro quella del Presidente del Consiglio. Neanche un’immaginetta di Padre Pio a rappresentarlo.

Al momento apice della farsa dei due soci di governo contrapposti sulla Tav, è diventato plastico come il primo inquilino di Palazzo Chigi sia l’incarnazione del vuoto. Ha fatto solo sapere che la mozione del M5S contro la Tav “non è contro di me”, che è come dire “io non esisto”. Ha aggiunto che qualunque fosse stato l’esito del voto non avrebbe investito lui e il governo. E in questo ha certamente ragione; un fantasma non può essere investito, per definizione. Conte è il nulla senza paura. Teme solo una cosa: i ghostbusters.