PUTIN, L’INSALATA RUSSA E IL CAVALLO DI TROIA

Il dibattito sulla presunta influenza e corruzione Russa in Italia e in Europa è profondamente viziato da luoghi comuni privi di senso. Il primo luogo comune recita : Putin e la Russia fanno affari con i Sovranisti, trescano con i Populisti.

Bene , è ora di dire a chiare lettere che il più grande business geopolitico del quale è protagonista la Russia si chiama Gasdotto North Stream 2 . L’enorme opera che deve essere completata è figlia dell’alleanza politico-economica bilaterale fra Germania e Russia , e costituirà uno strumento di influenza politica formidabile per Mosca . La Germania lo impone di fatto agli altri Paesi UE, la Merkel ha a stento riconosciuto alla Commissione Europea il diritto di protestare timidamente – rilevando la piccola contraddizione di Berlino, che da un lato sprona la UE alle sanzioni contro il Cremlino e dall’altro fa alacremente lavorare i cantieri di un Gasdotto che al 50% sarà di proprietà Gazprom. Gli Usa dapprima subirono il progetto con un Obama rassegnato, oggi con Trump minacciano le sanzioni : gli americani, non a torto, vedono North Stream 2 come il vero cavallo di Troia nelle mani di Putin per controllare il Baltico e l’Europa continentale con la propria decisiva forza, fondata su gas ed energia.

Il secondo luogo comune recita: sono la Lega e i 5 Stelle i movimenti politici italiani più sensibili a Putin e alle ragioni della Russia. Bene, è ora di dire a chiare lettere che la vera organizzazione che reclama la fine delle sanzioni alla Russia si chiama Confindustria, con al seguito l’establishment economico e finanziario italiano. E lo fa con le seguenti ragioni:
“Nel 2017 le esportazioni italiane nel paese hanno sfiorato gli 8 miliardi di euro (7,98), facendo della Russia la 13° destinazione per le nostre vendite all’estero, la 5° al di fuori dell’Unione Europea. Ciò ha fatto dell’Italia il 2° fornitore UE della Russia e il 5° al mondo, con una quota di mercato del 4,3%,di gran lunga la più alta fra i principali paesi emergenti. Sempre lo scorso anno le imprese italiane hanno intrattenuto oltre 18.000 relazioni commerciali con partner russi, il che costituisce oltre l’8% del totale delle relazioni delle imprese esportatrici. Si tratta per la gran parte di piccole e medie imprese, che hanno nella Russia il principale – se non unico – canale di vendita all’estero. Sul piano delle importazioni, la Federazione è il nostro 8° fornitore, per un valore nel 2017 pari a 12,3 miliardi di euro. Oltre il 75% di quanto importiamo dalla Russia è rappresentato da idrocarburi (gas e petrolio) e prodotti derivati dalla loro raffinazione. Dalla Russia proviene circa il 37% del gas e il 10% del petrolio consumati in Italia. Come è noto, il nostro fabbisogno energetico dipende per oltre il 90% dall’import di materie prime; livello assai superiore alla media UE, che non supera il 70%. Eppure, la nostra dipendenza dal gas e petrolio russi è inferiore a quella di diversi partner UE: Bulgaria, Repubblica Ceca, Polonia, Austria e la stessa Germania importano dalla Russia oltre la metà del petrolio e del gas che acquistano dall’estero.

Così Confindustria conclude il proprio documento , sotto forma di audizione in Parlamento: “Non spettava e non spetta a Confindustria entrare nel merito delle ragioni che hanno portato a queste misure. Tuttavia, la capacità delle nostre imprese di esportare in Russia incide direttamente sulla crescita economica e sull’occupazione in Italia, perciò, abbiamo espresso il timore che tale escalation pregiudicasse in maniera permanente le relazioni economiche e commerciali. Lo abbiamo fatto a più riprese e sempre di concerto con le altre rappresentanze imprenditoriali UE, nel rispetto dei ruoli e dell’autonomia decisionale delle istituzioni nazionali e comunitarie. Distinguere gli effetti diretti delle sanzioni da quelli più strettamente macroeconomici (caduta del prezzo degli idrocarburi, svalutazione del rublo, deterioramento del potere d’acquisto dei consumatori russi), è un esercizio complesso, sul quale la letteratura è ancora oggi divisa. È indubbio,tuttavia,che dal 2014 le nostre relazioni commerciali bilaterali hanno subito un rallentamento significativo in tutti i settori, non solo in quelli oggetto di misure restrittive. Nel confronto 2013-2016, il periodo più acuto della crisi, il nostro export è sceso di oltre il 37%, per un valore di 4 miliardi di €. Le performance peggiori si sono avute negli autoveicoli (-76%), prodotti dell’agricoltura (-56%), articoli in pelle e calzature (-46%), apparecchi elettrici (-41%). Nella media UE, invece, le flessioni della meccanica (-39%), dei prodotti alimentari e dei beni di consumo (-38%)14.

In sostanza, con buona pace di chi in questi giorni scrive alcune enciclopedie di scempiaggini: A) il Vero partner di Putin è in realtà la signora Merkel ed il governo tedesco B) Perciò la politica delle Sanzioni generalmente suona come un ipocrita lavarsi la coscienza per occultare il vero business geopolitico sul tappeto C) Sovranismo e populismo stanno al business Geopolitico Russo-Tedesco come dei piccoli contorni di verdurine a circondare l’arrosto, il piatto forte che si chiama North Stream 2 D) Se qualcuno si erge a difensore della “autonomia europea” rispetto al Cremlino, paradossalmente costui si chiama Trump, e non ha alcun altro nome.
Così, giusto per mettere qualche puntino sulle i .

Giovanni Negri