SE TRIA FOTOCOPIA LA MARIANNA

Senza giustizia non ci può essere crescita economica. Lo ha detto ieri il ministro dell’Economia Giovanni Tria davanti alle commissioni bilancio di Camera e Senato.

“Per sostenere gli investimenti privati e soprattutto per attrarre gli investimenti esteri è necessario agire sul sistema giudiziario e sulla giustizia”, ha detto Tria. “Nel mondo gli investitori hanno resistenza a venire in Italia per il rischio che loro chiamano “legale”. Che non è soltanto legato alla lentezza di alcune procedure amministrative o della giustizia civile per applicazione rispetto a dei contratti ma anche per questo mix normativo complesso per cui si passa facilmente dalla giustizia amministrativa e civile a quella penale. Questa è una questione di fondo dell’Italia, che va affrontata con consapevolezza, perché è questo che impedisce agli investitori internazionali di venire in Italia. Su questo noi ci giochiamo la crescita”.

Sembrano parole scritte dalla Marianna, che sin dalla sua nascita indica come la Non Giustizia italiana e il Non Stato di Diritto siano oggi la minaccia più grave alla libertà del cittadino e insieme l’ostacolo più grande alla ricostruzione economica del Paese. Perché “Giustizia è Economia”.

Ciò che ha detto ieri il ministro Tria era già stato detto nel lontano 2011 dall’allora governatore della Banca d’Italia Mario Draghi nelle sue Considerazioni finali, quando sollecitava ad affrontare alla radice il problema di efficienza della giustizia civile, dove la durata stimata dei processi ordinari in primo grado supera i 1.000 giorni e colloca l’Italia al 157esimo posto su 183 paesi nelle graduatorie stilate dalla Banca Mondiale. Ne deriva un’incertezza che costituisce un fattore potente di attrito nel funzionamento dell’economia, oltre che di ingiustizia.

Stiamo parlando di cifre gigantesche, che vanno dall’uno ai tre punti di Pil e che sommate anno dopo anno costituiscono una somma ben maggiore di qualsiasi manovra economica annuale, anche rilevante. Se quella di Tria non vuole rimanere una nuova denuncia che cade nel vuoto, occorrono iniziative concrete da parte del governo, come quelle indicate nella proposta di legge presentata dalla Marianna, stabilendo finalmente un tempo definito entro il quale i pubblici poteri sono obbligati a dare una risposta ai progetti di investimento finalizzati allo sviluppo e all’occupazione. Il pubblico funzionario non deve più potersi nascondere dietro il dito o dietro la foresta di leggi, ma deve esserci tempi certi entro i quali l’imprenditore italiano o straniero, poco importa, deve avere diritto a una risposta alla sua proposta.

E’ necessario prevedere sanzioni amministrative molto pesanti, e trascorso un determinato limite di tempo anche il configurarsi di un reato per il pubblico funzionario che non prende in esame e non adempie alla richiesta di emettere un parere su un progetto di investimento economico in grado di creare economia produttiva, occupazione, sviluppo. Altrimenti, anno dopo anno continueranno ad andar via dall’Italia miliardi di potenziali investimenti, perché imprenditori italiani e stranieri continueranno a non sentirsela di investire in un Paese preda di un potere che non garantisce certezza del diritto e tempi certi della giustizia.