BREXIT: IL GIALLO DEL CONTO FINALE

Ieri c’è stato il primo duello televisivo tra Boris Johnson e Jeremy Hunt e il 23 luglio si saprà chi i conservatori britannici avranno scelto come loro leader e quindi come nuovo premier. Sono tre anni che in Gran Bretagna la politica discute della Brexit, dopo il referendum del giugno 2016. Tre anni di trattative con l’Ue e di accesi dibattiti parlamentari, di elezioni nazionali ed europee, con tre premier succedutisi l’uno all’altro, con un partito come il Brexit Party che in poche settimane ha superato il 30% rivoluzionando il quadro politico britannico. Tre anni in cui la Brexit è stata sviscerata in tutti i suoi aspetti e difficoltà.

Sul fronte dell’Unione europea, invece, tutto è rimasto opaco, poco conosciuto, lasciato in mano ai burocrati di Bruxelles e al capo negoziatore Michel Barnier, che rimane per i cittadini degli altri 27 paesi Ue un illustre sconosciuto. In assenza di informazioni e di dibattito, si è diffusa una vulgata che dice: Basta con questi inglesi che vogliono uscire ma non sanno come e non si decidono. Hanno voluto la Brexit? Tanti saluti e peggio per loro.

Come se la Brexit, soprattutto se senza alcun accordo tra Regno Unito e Ue, impattasse solo sui britannici. Secondo le stime pubblicate dall’istituto tedesco Bertelsmann, un’uscita senza accordo costerebbe alla Gran Bretagna 57 miliardi di euro l’anno, ma il costo sarebbe salato anche per i cittadini dell’Ue, che perderebbero complessivamente 40,4 miliardi. Gli italiani perderebbero 4 miliardi di euro l’anno.

La differenza è che i britannici ne discutono, perché pur essendo consapevoli di dover pagare un prezzo nell’immediato vedono la possibilità di aprire anche nuove opportunità commerciali sullo scenario geopolitico globale. Nell’Ue dei 27, invece, non si discute di nulla, si sottacciono gli impatti economici di breve termine e non si affrontano quelli geopolitici di medio-lungo periodo. Soprattutto non si apre una riflessione su cosa abbia significato costruire un’Unione europea tutta centrata sull’asse Parigi-Berlino. Qual è stato il prezzo di questa scelta? È stata un’idea intelligente?

I cittadini britannici, nonostante i costi immediati della Brexit, confermano quella scelta perché ormai sono consapevoli che il loro destino è altrove, non in quella gabbia di burocrati europei senza bussola, dove possono solo morire. E noi? La nostra, quella degli altri 27 paesi dell’Ue, è una non scelta, di cui pagheremo un prezzo salato in caso di Brexit senza accordo, senza esserci neppure interrogati su quale sarà il costo geopolitico di non avere più Londra con noi.