GRANDE ELENA  (Il Buonismo fa male alla Bontà, digli di smettere)

Mia sorella Elena è avvocata ed è in questi giorni molto presente sui media. Ne sono contento per tutti, non solo per lei ed il suo limpido e lungo percorso. Iniziò dalle prime battaglie in tribunale contro la violenza sulle donne: erano gli anni della vergogna, quelli nei quali l’avvocato dello stupratore si alzava perché “Vostro Onore come lei ben sa la spada si infila nella fodera solo se la fodera è immobile, ed è immobile solo chi acconsente”. Proseguì con i terribili anni delle leggi eccezionali e del caso Tortora, quando rappresentò anche l’avvocatura torinese. Poi per un certo periodo mi preoccupò, diceva che stava seguendo cose che non solo non le avrebbero reso un euro ma le toglievano il sonno, e rischiavano anche di colpire la sua immagine ma lei doveva farlo. Si era fissata che ci fosse un giro di grande malaffare e che dei poveretti (spesso umili maestre o semplici poliziotti) fossero con procedure degne di Goebbels accusati di maltrattare, sfruttare , abusare dei figli piccoli, che dunque dovevano essere loro sottratti, come invariabilmente certe “Perizie” andavano documentando. Come tutti i suoi amici, anche io ero preoccupato: tanto per cambiare Elena non aveva dalla sua i Media, né “le persone per bene”, né “i cittadini di buon senso”, né i Buoni che sempre e comunque stanno “dalla parte dei deboli”. E adesso eccoci qui, con un Paese che scopre che invece certi centri non erano un lindo telefono azzurro, certi psicologi non erano neanche laureati, certe perizie ricordavano quelle sugli ebrei trasportati a Mathausen. Perciò mi sento di dirlo: non è andata bene a Elena , è andata bene a tutti. A tutti quelli che dovrebbero una volta per tutte capire che il senso comune non è il Buon senso. E che il Buonismo fa male alla Bontà, ed è urgente dirgli di smettere.

Giovanni Negri