C’ERA UNA VOLTA LA CORAZZATA MERKRON

La condizione dell’Unione europea è così precaria che tutte le previsioni si sono rivelate sbagliate, a partire da chi da settimane parlava di una sicura procedura di infrazione contro l’Italia, che invece è finita nel nulla.

Seconda previsione sbagliata. Non sono passati i candidati di Merkel e Macron. Il candidato alla presidenza della Commissione Ue della Merkel, il popolare tedesco Manfred Weber, indicato a questa carica prima delle elezioni e risultato il leader del partito più votato, la cui nomina avrebbe dovuto dimostrare che quelle del 27 maggio sono state elezioni democratiche per un Parlamento democratico, è stato subito impallinato.

Al suo posto andrà un’altra tedesca della Cdu, Ursula von der Leyen, attuale ministro della Difesa, di cui il sito Politico.eu fa oggi un ritratto non certo esaltante, raccogliendo opinioni molto critiche sulla sua statura politica. “Von der Leyen è il nostro ministro più debole. Il che sembra essere sufficiente per diventare presidente della Commissione”, ha scritto in un tweet il socialdemocratico tedesco Martin Shultz, ex presidente del Parlamento europeo. “Le condizione delle forze armate tedesche (Bundeswehr) sono catastrofiche”, ha dichiarato Rupert Scholz, cristiano-democratico ed ex-ministro della Difesa nel 1988-89 con Helmut Kohl cancelliere. “L’intera capacità di difesa della Repubblica Federale è in sofferenza, il che è totalmente irresponsabile”. A ciò si aggiungono le continue ombre di scandali che circondano Ursula von der Leyen e le conseguenti perdite di voti, che rendono il suo partito ben felice vederla andare a Bruxelles. Compresa Angela Merkel, che così libera un ministero rilevante per Annegret Kramp-Karrenbauer (AKK), che dallo scorso dicembre l’ha sostituita alla guida della Cdu ma che non è stata ancora messa a un’importante prova di governo.

Così come non era una candidata concordata da Merkel e Macron per la presidenza della Bce l’attuale direttore del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde, che negli ultimi anni ha ammesso gli errori compiuti con la Grecia, a cui è stata imposta un’austerity di cui sono stati sottovalutati gli effetti e che era basata sull’utilizzo di moltiplicatori rivelatisi sbagliati. “Un errore evidente”, aveva ammesso Lagarde, che ha portato a una sottostimare l’impatto recessivo delle misure imposte alla Grecia. Non solo, intervenendo due settimane fa all’Eurogruppo, Christine Lagarde ha messo nel mirino gli Stati del Nord come Germania e Olanda, che «frenano la crescita» anche in altri Paesi della zona euro, non rispettando la regola Ue di non superare il 6% di surplus nelle partite correnti. Infatti, investendo questi capitali si potrebbe rilanciare la ripresa anche di Stati esportatori come l’Italia. Nel rapporto Fmi l’azione Ue contro questo «squilibrio» è stata giudicata insufficiente in quanto la riduzione nei «pochi Paesi» con surplus eccessivi risulta «leggera». Lagarde, rispondendo al Corriere della Sera, ha chiamato in causa specificamente «la Germania».

E si capisce quindi come la numero uno dell’Fmi non fosse una candidata gradita ai tedeschi, che puntavano invece sul presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, impallinato pure lui.

La terza previsione sbagliata è stata quella di pensare che dopo le elezioni del 27 maggio bastasse ampliare ai liberali la storica maggioranza socialisti-popolari, per poter continuare quasi tutto come prima, con i cosiddetti sovranisti nell’angolo. Invece i giochi sono saltati e nell’angolo ci sono finiti i socialisti, a cui è rimasta solo la poltrona meno significativa, la presidenza del Parlamento europeo, a cui è stato eletto oggi una figura politicamente debole come quella di David Sassoli, del Pd, che nel suo discorso di insediamento ha ammesso, di fatto, l’irrilevanza dell’europarlamento in questo quadro istituzionale dell’Ue. “Signori del Consiglio europeo, questo Parlamento crede che sia arrivato il momento di discutere la riforma del Regolamento di Dublino sull’immigrazione che quest’Aula, a stragrande maggioranza, ha proposto nella scorsa legislatura. A stragrande maggioranza”, ha detto Sassoli. Ma appunto, un Parlamento che invoca oggi quel che invoca da anni, a stragrande maggioranza, è un Parlamento che non conta nulla.

Questo è il quadro delle nuove nomine dell’Ue. Che si parli di una vittoria di Mekel-Macron sui sovranisti è una burla. La realtà è che siamo di fronte ad una situazione più che precaria, con un patto raffazzonato e mediocre. E ancora una volta, in Europa come in Italia, come già con la Brexit e con Trump, dalla procedura di infrazione contro l’Italia alle nomine, tutte le previsioni si sono rivelate sbagliate.