CONGRESSO RADICALE – LETTERA APERTA DI GIOVANNI NEGRI A MAURIZIO TURCO

In occasione del prossimo Congresso del Partito Radicale, Giovanni Negri ha inviato questa lettera aperta a Maurizio Turco.

 

Caro Maurizio Turco,

in occasione del Congresso del Partito Radicale avverto il dovere di rivolgere qualche considerazione pubblica e una richiesta a te e a quanti con te sono i proprietari e gli amministratori di sedi, simboli, immobili, conti bancari connessi al Partito Radicale e alle altre sigle ad esso collegate, nonché i proprietari di frequenze, immobili, patrimonio relativi a Radio Radicale.

Come sai uso di rado la parola Morale – tanto come sostantivo che come aggettivo. In tal caso è tuttavia un dovere morale, quello che avverto, prima ancora che civile e politico.

La sostanza che mi muove a scrivere è questa : da ormai molti anni e dopo un lunga, quasi illimitata teoria di fatti ed eventi sono andato convincendomi che esista – fra i radicali iscritti al partito radicale e comunque fra i tanti radicali che lungo decenni di appassionato impegno politico hanno dato vita a questa straordinaria esperienza  – essenzialmente una ed una sola, autentica divisione.

Poi forse ve ne sono altre, ma la più rilevante – giacchè inevitabilmente traccia un solco umano, una diversità profonda, una differenza quasi antropologica – è quella fra il Radicale che vive del Suo, ed il radicale che vive del contributo di Tutti.

Ossia il Radicale che vive del proprio lavoro e fa i conti con il proprio fine mese , e il Radicale che vive attraverso le forme dirette e indirette del finanziamento pubblico dei partiti e delle  emittenti di partito, o comunque a carico del contribuente.

Questa divisione è ai miei occhi tanto netta, palmare, quanto con ogni evidenza non una divisione di orientamento politico, di opinione.        E’ una divisione sul Metodo, nulla di più e nulla di meno. Ovvero una divisione assai rilevante perché per un Radicale il Metodo è (quasi) tutto.

 

Caro Maurizio, io credo che tu e il vostro gruppo, i vostri familiari, i vostri congiunti , i vostri amici – da Rita Bernardini a Sergio D’Elia, da Bachisio Maureddu ad Antonio Cerrone, dai pochi che hanno voce politica agli alcuni che hanno funzioni amministrative, contabili, operative – siate un esemplare, un unico e lindo caso di funzionariato di partito che riesce a perpetuare sé stesso con grande capacità e professionalità, alimentandosi da oltre 40 anni di denaro pubblico.

Come ben sai, giacchè mi conosci, non vi è in questa fotografia della vostra condizione alcun giudizio negativo né di ordine politico né di ordine etico. E’ tuttavia una fotografia, una forma che – come ogni umana cosa – è plasmata dal tempo, dalla durata che è appunto la forma delle cose, giacchè è il perdurare nel e del tempo che assegna ruoli, limiti, confini, immagini e identità a ogni cosa umana.

Ecco: la tua, la vostra forma è quella di essere riusciti ad alimentarvi, a vivere, ad essere funzionari di partito mantenuti da 40 anni grazie al sostegno del contribuente italiano.

40 anni. Forse più di ogni funzionario stipendiato dal Pci, dalla Dc, dal Psi , dal Msi, da Forza Italia e dal Pd, dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle, dall’Anpi e dall’Anci, dalla Confindustria e da Cgil, Cisl e Uil, da Confagricoltura e dalle Acli.  Tutti funzionari ormai estinti, o comunque privi di quarantennale, onesta carriera funzionariale quale la vostra.

40 anni. Una stagione lunga il doppio di quella che con il Fascismo segnò l’Italia. Un tempo lungo nella vita di una donna e di un uomo, una stagione smisurata nella vita civile e politica. Non un vitalizio ma una vita : un caso persino più che da manuale, meritevole di essere forse studiato in qualche sussidiario della nostra scuola pubblica.

Ora , giacchè mai ho espresso giudizi negativi sui funzionari di partito, a cominciare da quelli degli altri partiti, ovvio che non vi è ragione di muoverti critica alcuna per tale scelta.

Una domanda però è lecita, ed è anche politicamente doverosa.

Ti e vi hanno mutato questi decenni nei quali avete scelto di non svolgere altre attività lavorative, di non esercitare né un lavoro dipendente né una attività autonoma? Questa scelta vi ha aiutato a meglio comprendere le persone, gli altri , la gente , coloro che vivono e popolano il Paese e il Continente che è anche il vostro, o invece ha limitato la vostra comprensione, la vostra lucidità di analisi, il vostro essere gente fra la gente, persone fra le persone ? Questa scelta ha aiutato, accresciuto le vostre capacità di espressione umana, civile, politica ? E’ sensato, è positivo che continuiate a non dedicarvi a un vostro percorso professionale, a una attività lavorativa ?

E ancora : i 280/340 milioni di euro/finanziamento pubbblico percepiti nell’ultimo decennio dal sistema legato al Partito/Radio Radicale, ossia percepiti da te, da voi, hanno in una qualsiasi misura cambiato il paese e il continente che vi circonda, lo hanno migliorato e reso più democratico, vivibile, umano ?

Domande impertinenti, forse, e poi saranno comunque “Casi personali”, come si dice. Comprendo. Ma il tuo caso personale mi pare – fra e come gli altri – assai indicativo, e come sai molto prossimo proprio in ragione delle scelte da me compiute : tu Maurizio sei professionalmente parlando un enologo. E come ricorderai quando mi sono ritrovato in drammatico e davvero radicale dissenso dal partito e dal suo leader, anziché iscrivermi ad altri gruppi e partiti o fare il dissidente tollerato e retribuito , mi sono dimesso da parlamentare e da ogni altro incarico costruendomi un’altra vita, una anzi due professioni, dedicandomi tanto al giornalismo quanto all’impresa agricola e vitivinicola, scoprendo quella grande lezione che a mio avviso anche tu, anche voi è bene che teniate a mente : non è mai troppo tardi per imparare un lavoro, ma soprattutto imparare un mestiere aiuta la mente e la vita come poche altre esperienze.

Ma torno al punto. Ecco: io ritengo che questo vostro quarantennale equilibrio esistenziale di persone che comunque risultano a carico del contribuente , abbia avuto un peso specifico e politico imponente. Abbia pesato sulle vostre analisi, sulla vostra lucidità, sulle scelte che purtroppo avete compiuto e che hanno condotto la vicenda Radicale ove oggi essa si trova: in una pericolosa secca. Una secca povera, arida, incomprensibile ai più.

Provo a spiegarmi.  I fatti – non le mie o le altrui opinioni ma i fatti – ci dicono che dalla scomparsa di Marco Pannella ad oggi, insomma nell’ultimo triennio non solo è stata consentita, ma è stata imposta un’unica declinazione politica ed elettorale  dell’identità e dell’immagine della Storia radicale . Ripeto: sono i fatti a dirlo. In assenza di qualsivoglia tuo, vostro ruolo politico ed elettorale, diretto o indiretto – tanto in occasione delle elezioni politiche quanto nelle ultime elezioni europee – nel mentre il mondo, il nostro Paese, l’ Unione Europea erano e sono sottoposti a formidabili processi di cambiamento –  dinnanzi all’opinione pubblica italiana, sui media di ogni ordine e grado , attraverso le frequenze e le trasmissioni di Radio Radicale, un’unica formazione è stata posta nelle condizioni di ergersi davanti all’opinione pubblica italiana e internazionale come protagonista, come depositaria dell’identità e dell’immagine della Storia radicale, a maggior ragione dopo la scomparsa di Marco Pannella.

Anche qui, permettimi di sgombrare il campo da un equivoco. Il fatto che l’avventura di Emma e Gianfranco Spadaccia sia finita dove è finita nonostante i finanziamenti cospicui, gli apporti del piccolo, residuale ceto democristiano espresso dai Sanza e dai Tabacci, quelli degli spezzatini socialisti alla Nencini e degli ex grillini alla Pizzarotti, nonostante l’imponente schieramento dei Media che avevano incoronato + Europa come “I Radicali di Fatto” da proporre al Paese e agli elettori italiani come unica minestra da mangiare , e di averlo fatto una prima volta con tanto di luccicanti sondaggi, e poi una seconda con altrettante lusinghe e complicità, non è l’oggetto di questa mia lettera aperta.

L’ oggetto è che tu, voi, il vostro gruppo di tenutari della “Roba Radicale”, di Gran Visir dei cordoni della borsa e delle frequenze, di depositari monopolisti delle chiavi di accesso a sedi, alloggi e conti , avete permesso di declinare Radio Radicale con quella che oggi – con piena legittimità di critica politica – è sbeffeggiata da alcuni come Radio Soros. Perché tu, voi avete consentito che ascoltandola per tre anni ogni mattina apparisse evidente la scelta che – nelle parole e nei fatti – veniva suggerita a ciò che di “popolo radicale”, ciò che di storia e memoria radicale ancora restavano.

Il punto, insomma, non è che taluni abbiano compiuto le scelte nei confronti delle quali io ho provato un vero, profondo sentimento di pena (per me è stata una pena vedere il Partito dell’intervento straordinario nel Sud del mondo trasformarsi nel megafono delle Ong più o meno sorosiane vaganti nel Mediterraneo, il partito del Manifesto dei Premi Nobel nel partito della Caritas e di Ero Straniero, il partito del Manifesto di Ventotene nel partito dell’Ortodossia Eurista Merkeliana, il partito più vicino agli ultimi nel partito del silenzio sulla macelleria sociale in Grecia, il partito dei Diritti Umani nel partito del prono inchino agli Ayatollah di Teheran, il Partito di Tortora nel partito della malagiustizia degli Orlando e dei Lotti, di questo Codice Antimafia e di questo Csm). Ma questa pena, questa pena profonda per il percorso della povera Emma e del povero Gianfranco – davvero poveri di solidità, di durezza e di intelligenza Radicale – è tema altro, ormai alle spalle.

Il tema attuale è invece che tu, voi, nel mentre tutto ciò accadeva avete taciuto, non avete assunto una sola iniziativa, non avete aperto la sede alla gente, alle persone, ai nuovi e ai vecchi iscritti, né avete aperto ma avete anzi chiuso e blindato i microfoni di Radio Radicale, mettendo rubriche e palinsesti, dirette e repliche,  rassegne stampa e comizi, tutto e ancora di più a disposizione dei portavoce e dei candidati della povera Emma e del povero Gianfranco, che di fatto sono divenuti dunque anche i vostri portavoce, anche i vostri candidati. Né avete per un solo secondo immaginato di usare, impiegare i simboli elettorali dei quali siete proprietari – dalla Rosa nel Pugno alla Lista intitolata a Marco Pannella – per provare a ragionare, a contrastare , o persino soltanto a disegnare una alternativa alla declinazione unica della Cosa Radicale. Non lo avete fatto, o quando avete annunciato di volerlo fare il tutto si è risolto in qualche grottesca finta.

La verità, caro Maurizio, è che al dunque delle elezioni politiche che hanno cambiato un ciclo di storia d’Italia, durante tutto l’anno 2017 e sino al 4 marzo 2018, e durante tutta la fase politica successiva , sino ad oggi, tu e voi siete stati politicamente inoperanti . Custodi della Roba , custodi del Lasciar Fare a chi faceva, ed eccome che faceva e purtroppo disfaceva.

Sarebbe stato impossibile fare qualsiasi altra cosa? Via, non scherziamo. Se in pochi, davvero in quattro gatti e senza un soldo, il minuscolo gruppo della Marianna è riuscito a mettere in campo il caso Mori, le proposte di legge e l’idea di una Lista Mori per la riforma della giustizia, figuriamoci se con sedi, simboli, radio a disposizione, tu e voi non avreste potuto promuovere o almeno aiutare e lievitare qualche politica e qualche declinazione della vicenda Radicale altra e diversa dalle penose stampelle di Napolitano, di Scalfari e del Pd che hanno dato il meglio di sé in questa avventura triennale, e che rischia di essere ora la tomba finale di una grande storia politica.

Perché questo vostro tacere, perché questo vostro attivo non fare e questo vostro attivissimo lasciar fare ? Non lo so. Non voglio arrendermi alla tesi che ti e vi vuole degli assoluti inetti. Né voglio arrendermi alla tesi di chi risponde con una spiegazione maliziosa: Turco e amici erano convinti che le cose sarebbero andate come tutti gli osservatori e i commentatori di regime pensavano sarebbero andate. Un bel governo di unità nazionale Renzi-Berlusconi, magari un Gentiloni  con Bonino ministra già data per certa,  a far da garante anche della eterna Convenzione finanziaria pro Radio Radicale, risolvendo dunque il problema vero al centro delle reali preoccupazioni di tutti…

Ma poco importa che sia autentica o no questa interpretazione del tuo, del vostro assoluto non fare. La verità è che il vuoto di politica è un po’ come il diavolo , fa le pentole ma non i coperchi. Sicchè dopo la pentola di una declinazione della Storia Radicale come grottesca quintessenza del Politicamente Corretto, di una linea palafreniera della carrozza di Napolitano e Scalfari, siamo passati come d’incanto al coperchio della mendicazione di quattrini ai nuovi potenti, ai Grillini e ai Salvini – ieri mostri dai quali salvare l’Europa, la Democrazia, i poveri e i migranti –  oggi interlocutori e salvatori e finanziatori democratici di “Radio Radicale Servizio Pubblico”.

Ecco: tutto qui. Vivere di finanziamento pubblico è forse bello: ma vivere di finanziamento pubblico e non di politica creativa, ti riduce a fare il servo. Ieri di Napolitano, oggi di Salvini, domani chissà. Anche perché alla lunga – la durata è appunto la forma delle cose – il baratto rischia di apparire fin troppo scoperto: un partito non elettorale e che non fa politica, è la copertura perfetta per ruoli di “servizio pubblico” e per racimolare ciò che il povero contribuente è obbligato a vita a dover pagare come canone. Un canone mai scelto, né mai voluto, né mai votato.

 

Ecco perché, in conclusione e alla vigilia di quello che viene definito “il Congresso del Partito Radicale”, io credo sia giusto chiederti e chiedervi un atto di moralità politica, una scelta chiara e all’altezza di quella che è stata comunque una grande storia politica , che in molti ricordiamo con affetto e che molti ricordano con stima.

 

Ci sono due strade , assai diverse l’una dall’altra , che onorerebbero entrambe la Storia Radicale. La prima, limpidissima , è quella di porre fine al Partito Radicale. Nato di fatto con Marco Pannella  – anche se prima i radicali del fiume carsico della libertà eccome che furono ed erano – il partito formalmente finisce e chiude con Marco Pannella –  anche se dopo i radicali del fiume carsico della libertà eccome che sono e saranno. Il Congresso può insomma deliberare la chiusura di una esperienza che ha da tempo fatto il suo tempo.

La seconda, altrettanto limpida, è una deliberazione politica di espulsione del finanziamento pubblico da tutto ciò che è Partito, Radio, Associazione o Qualsivoglia “cosa radicale”. Un atto di inizio politico che riparta dal Radicale che vive del Suo, e da quel suo ricava il contributo alla politica comune insieme a tutti i Radicali che vivono del loro, e non del contribuente pubblico. Basta con il colpo al cerchio e quello alla botte, con il Partito che non prende soldi pubblici ma la Radio che invece sì, basta con i giochi dei quattro simboli, basta con tutto ciò che come eccezione ha forse potuto vivere ma nel tempo diventa trucco da trecartari, basta col fingere di fare un partito che non fa nulla, salvo delegare ad altri la politica, le elezioni, le parole d’ordine vere.

Il bivio è netto: o un partito che ha la forza di chiudere , oppure un partito che ha la forza di espellere da sé stesso e da tutta la propria orbita il finanziamento pubblico, devolvendo se necessario le ultime quote a una soluzione anche socialmente equa dell’esistenza dei propri stipendiati e dipendenti : nessuno può volerti e volervi affamare in nome di presunte purezze, ogni problema di natura retributiva e previdenziale può essere, se ne avete la volontà, affrontato e risolto, a cominciare da quello di dipendenti e tecnici di Radio Radicale.

Ma al di fuori di queste due strade una qualsiasi terza via che pretenda di far coesistere una Radio che in queste condizioni sarà sempre più una radio comprata con un Partito che in queste condizioni sarà sempre più un Partito venduto, altro non sarebbe che un problema non più politico ma di ordine morale.

Un finanziamento pubblico non del partito ma del non-partito, un finanziamento che sarebbe ed oggi già è il prezzo del “non disturbare il manovratore” di turno, l’erogatore di spiccioli sempre benevolo per definizione. Un finanziamento come tale da raccontare – non solo in privato ma anche in pubblico – come la fine di una storia a quel punto sì, effettivamente indegna, per mano di chi vorrà assumersi con tanto di faccia, nome , cognome, atti statutari e atti giudiziari uno sbocco di tale natura.

Spero e confido che questa dimensione miserabile non sia la tua, non sia la vostra.

Con i migliori saluti e auguri di buon lavoro,

Giovanni Negri