TOGA PARTY

“Quel che è emerso ha disvelato un quadro sconcertante e inaccettabile. Oggi si volta pagina e il percorso sarà difficile”, ha detto oggi il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, presiedendo una riunione straordinaria del Consiglio Superiore della Magistratura.

Non ci voleva il trojan per scoprire l’acqua calda, cioè quella degenerazione del rapporto tra magistrature e politica, di cui il Csm è un nodo fondamentale, che è stata oggetto di svariate richieste di referendum, a cominciare da quelli radicali del 1986 proprio sul sistema elettorale del Csm – dichiarato provvidenzialmente inammissibile dalla Corte Costituzionale – la Commissione inquirente e la responsabilità civile dei magistrati, quest’ultimo poi tradito dalla Legge Vassalli.

“Rompere il nesso perverso e incostituzionale tra politica e magistratura”, si leggeva nella scheda informativa della richiesta di referendum radicale sul Csm. Era il 1986.

Preistoria, ormai, a cui seguì Mani Pulite e il crollo del sistema dei partiti della Prima Repubblica, i governi disfatti a colpi di avvisi di garanzia, i magistrati che hanno cominciato a passare, al seguito di Antonio Di Pietro, dagli uffici giudiziari al Governo, al Parlamento, alla guida di Regioni e Comuni. Il tutto con un sistema giudiziario sempre più ridotto alla paralisi.

Questa giustizia civile e amministrativa costa all’Italia 3 punti di Pil e questa giustizia penale costa al nostro Paese un muro di diffidenza da parte di qualsiasi investitore. Riaprire il Paese agli investimenti è la strada obbligata per rilanciare l’economia. Per farlo occorre una bussola precisa, come quella indicata dalle proposte di legge presentate da tempo dalla Marianna per riformare la Giustizia, colpire burocrazia e negligenza della Pubblica Amministrazione, affermare con la Legge Mori il diritto a processi e contenziosi in tempi tassativi e certi.

Per poterlo fare occorre una Politica che abbia la forza di rialzare la testa, di svincolarsi dal ricatto degli avvisi di garanzia e di rompere un rapporto perverso con la magistratura. Occorre una Giustizia basata su magistrati sottoposti a un regime di doveri e di responsabilità precisi, come chiunque altro, e libera da correnti che non hanno mai espresso altro se non una copertura per manovre di potere.