UNA CANDELA NELLA NOTTE

Dopo Federico Rampini, alla festa delle idee di Repubblica è stato Alessandro Baricco a fare il processo alle élite, una sorta di autoprocesso alla sinistra. Questo è un estratto del suo intervento.

“Intorno a me la posizione più diffusa su ciò che accade in Italia e in Occidente è questa. C’è una parte di mondo senza cervello, che ha un’ignoranza di base, un disinteresse ai fatti, un’incuranza totale nei confronti di qualsiasi minimo ragionamento. Sono tanti, sono stati strumentalizzati molto bene, in parte da forze oscure – gli hacker russi che sono intervenuti in America ecc. – e in parte da leader invece molto visibili (che subito sono stati definiti o populisti o fascisti, tanto per marchiarli e non doverne più parlare). E quindi la combinazione chimica di questa sostanziale ignoranza con figure di leader più o meno espliciti e visibili di talento, sta producendo disastri a ripetizione: Trump, Brexit e i nostri casi in Italia.

A me questa lettura non risulta. In realtà è saltato un patto tra le élite e la gente, il popolo, quelli che non sono élite. Ed è saltato per una mancanza di fiducia della gente nei confronti delle élite. Non perché la gente è stupida, ma perché la gente ha smesso di credere in quelle élite.

Se prendi come assunto che gli altri non sono stupidi e non sono manovrati, se non marginalmente, da forze oscure o evidenti, cominci a rilevare cose che prima non rilevavi, tipo che è da tempo immemorabile che le élite sbagliano sistematicamente, che non pongono le condizioni minime di un rapporto di fiducia con tutto il resto della comunità. Si può andare nel dettaglio: la distribuzione della ricchezza, la gestione della crisi, il fatto di essere élite che continuano a essere molto chiuse, anche se in Italia meno che in altri paesi come l’Inghilterra, dove è scoppiata la Brexit. Ad esempio, l’Europa, così come l’abbiamo fatta, è un teorema facilissimo da capire.

Una volta sganciati da questo pregiudizio e cioè che la colpa sia dell’ignoranza, dell’incuria e dell’abilità di alcuni leader, oscuri o meno, si comincia a ragionare e ci si accorge di molte cose. Innanzitutto che la distribuzione del denaro, in Italia e nell’Occidente, non è ingiusta o rovinosa: è grottesca. E che non si può passare un minuto di più in una situazione del genere.

In questa situazione, l’élite culturale di sinistra, che storicamente nasce per dire cose scomode, ha generato una sorta di pensiero morbido, unico, che ci ha un po’ addormentato. Dobbiamo tornare a dire cose spinose. A rappresentare soprattutto i perdenti, e comunque non i vincenti. Noi siamo lontanissimi dal fare questo. E questo noi non riusciremo mai più a farlo se non ridiventiamo capaci di pensieri fastidiosi, spinosi.

Come dire, ad esempio, che in Inghilterra avevano ragione quelli della Brexit. Non perché tecnicamente sia una gran soluzione ma perché per un inglese l’astrattezza del potere europeo, rispetto alla concretezza quotidiana della sua vita di merda, è una leggenda, è una favola. Non puoi rigirare le cose dicendo che la realtà sono i grafici dell’Unione europea e della Banca europea e leggende la vita quotidiana della gente. La gente sa dove vive, se fa una vita di merda se ne accorge. Quelli sono fatti. Quelli che non sono fatti sono i grafici.

Di fronte a quel che accade, a sinistra usiamo dei nomi che sono dei coperchi, e invece dobbiamo scoperchiare. Se pensi di spiegare quel che sta accadendo oggi tirando su un nesso con il fascismo, che per noi naturalmente è un riferimento intollerabile, può funzionare un giorno, due, tre, ma se continui a fare questo, continui a buttare acqua sul fuoco, per evitare che esploda in te l’idea che interpreta veramente cos’è quella cosa che accade oggi. Anche la parola populismo, che usiamo molto, soffoca una cosa che punge, che fa male. E tu sei tranquillo: è un populista… Fatto.

Dobbiamo smetterla di dire cose che sono ovviamente giuste, come la campagna per la difesa della storia, e incominciare a dire delle cose che sono non ovviamente giuste. Abbiamo bisogno assolutamente di uscire dal torpore, dall’incantesimo, e diventare capaci di pensieri fastidiosi, diventare gente che privilegia quelli che hanno pensieri fastidiosi, non quelli che ti danno la conferma di quello che pensavi già. Dobbiamo coltivarli come orchidee, quelli che in questo momento ci fanno saltare su. Altrimenti saremo in ritardo congenito rispetto a quello che accade nel mondo.”