I BUTTAFUORI DI STRASBURGO

Ieri il segretario generale del Parlamento europeo, con una decisione discrezionale, ha vietato l’accesso all’europarlamento all’ex presidente catalano Carles Puigdemont e all’ ex ministro catalano Toni Comín, entrambi eletti eurodeputati domenica scorsa, mentre ad altri neoeletti spagnoli e catalani veniva consentito di entrare con un pass temporaneo.

Una decisione “ridicola”, una “pura discriminazione”, una “vergogna” dovuta alla “ossessione del nazionalismo spagnolo contro l’indipendenza catalana”, ha commentato Puigdemont.

Per ovviare allo scandalo della discriminazione di alcuni indipendentisti catalani rispetto ai loro colleghi di altri partiti, il presidente uscente dal parlamento europeo Tajani ha dato disposizione di vietare l’ingresso a tutti i neoparlamentari spagnoli, in attesa della loro conferma da parte del governo di Madrid. In questo modo, ad essere discriminati rispetto agli europarlamentari degli altri paesi sono stati tutti i neoeletti spagnoli. La classica toppa peggiore del buco.

Sono i problemi che nascono in questa Unione europea, che se volesse aderire all’Ue non sarebbe ammessa per mancanza dei requisiti democratici essenziali, dove si arriva a impedire, per non dispiacere un governo, l’ingresso in Parlamento a dei parlamentari neoeletti, prima a seconda della loro posizione politica e poi della loro nazionalità.

È possibile che questa doppia gaffe, prima del segretario generale e poi del presidente Tajani, sia dovuta al timore della possibile reazione del governo spagnolo dell’ottimo Sanchez, che oggi ha annunciato che chiederà formalmente all’Onu la rimozione di due dei cinque membri del gruppo di lavoro sulle detenzioni arbitrarie, che questa settimana hanno condannato la detenzione dei politici catalani, giudicandoli prigionieri politici.

Solo che, in democrazia, i parlamenti esistono proprio per controllare i governi e i loro possibili abusi, non per essere i loro zerbini. Ma il Parlamento europeo conferma anche in questo caso di non essere un vero Parlamento. Senza poteri. E senza dignità democratica.