BASTA PALLE. IL CAPO C’È : SI CHIAMA BEPPE

Ha convinto tutti, dai militanti che non vanno più a manifestare sotto casa sua a tutti i gli osservatori, politologi e giornalisti che pendono dalle labbra di Di Maio e Di Battista, che lui è stanco, vecchio, senza più entusiasmo, che ha fatto un passo indietro e uno di lato perché ora è il momento dei “meravigliosi ragazzi” che lui ha estratto dal nulla e che hanno gettato il MoVimento nel marasma.

Loro, che fanno le riunioni di partito al Ministero, da cui escono infilandosi frettolosi e silenziosi nelle loro auto non più blu ma grigio metallizzato, con il solo Di Battista che parla dal motorino dando un passaggio a Paragone. E che non sanno rispondere all’unica domanda seria fatta loro: perché non avete fatto lo streaming? Quella totale trasparenza e pubblicità dei momenti di confronto e di decisione politica, che era un elemento costitutivo del MoVimento e che oggi è stato sostituito dagli spifferi che ognuno di loro decide di affidare ai retroscenisti dei grandi giornali.

Ma è realmente pensabile che Beppe Grillo, creatore geniale di questo mostro, lasci deciderne le sorti a dei ragazzetti senza alcuna cultura politica, che si chiamino Di Maio o Di Battista, Fico e Taverna, o ai gruppi parlamentari usciti dalla lotteria, che pensano di poter decidere senza neppure consultare l’unico e indiscutibile leader di quel MoVimento?

Le leadership politiche non coincidono necessariamente con le cariche politiche. E nei CinqueStelle c’è un solo leader, che per ora protegge Di Maio, ma che appena deciderà di parlare e di riprendere l’iniziativa, farà piazza pulita in cinque minuti degli improbabili protagonisti di carta pesta che oggi dominano l’informazione.

Grillo è riuscito a convincere tutti che non conta più niente e invece è lui che in mano le chiavi delle scelte, perché le leadership politiche funzionano per riconoscimento, non attraverso le cariche formali. È lui l’unico leader della sua creatura, un politico di genio, un soggetto cangiante, che ha costruito dal niente un mostro.
Che non sappia ancora che pesci pigliare è un altro conto. Ma guai a dare per morti i CinqueStelle.
Il Capo c’è, sta pensando.

Insomma: la cultura politica dei CinqueStelle è analfabeta. Ma noi non abbiamo mai creduto alla post-politica: sappiamo che la politica è l’arte del possibile, è fatta di interessi, valori, idee, speranze, drammi, selezioni, presenza, sezioni, gruppi dirigenti, passione. Sangue e merda, come diceva Rino Formica? Forse sì, forse no. Di certo, ne siamo convinti, Grillo ha perculato tutti. Il Capo è lui. La Parola è a lui. Tutto il resto è Dibba: cioè niente.