PERCHE’ NON VOTO , PERCHE’ INVITO A NON VOTARE

Domenica prossima non andrò a votare per le elezioni europee. Non sarò solo ma in ottima compagnia : probabilmente più del 50% degli elettori d’Europa non voterà , ritenendo che questa Unione Europea non meriti il proprio voto.

Non voterò alle elezioni europee perché sono europeista. E non voterò alle elezioni europee perché credo profondamente nella sovranità democratica (preciso: sovranità democratica, non sovranità nazionale).

Da ormai 40 anni le nostre vite di cittadini e le nostre attività di lavoratori o imprenditori dipendono in percentuale sempre maggiore – oggi forse per il 60 o 70% – da scelte compiute da una UE e da organismi che si vogliono scientificamente non democratici, non eletti, non controllati dai cittadini-sudditi sui quali esercitano il proprio potere. Da circa 20 anni il rapporto del cittadino europeo medio verso questo potere è del tutto affine al rapporto del suddito di Shangai verso il potere di Pechino . Non c’è un vero Parlamento che legifera, non un vero Governo eletto che decide, non una vera Giustizia europea in nome della quale far valere diritti e doveri, non una Banca Centrale dotata dei poteri di ogni altra banca centrale del mondo democratico.

Eppure, purtroppo, negli ultimi 20 anni una precisa politica è stata imposta in Europa , spesso in nome di un europeismo di pura facciata. La politica economica imposta da una UE a-democratica ha in particolare prodotto – all’insegna di un pensiero unico ormai fattosi Dogma – conseguenze civili, sociali e politiche disastrose.

I feticci di questo pensiero unico – del tutto avulso, distante dalla cultura politica e dall’identità federalista europea – sono tristemente noti : i parametri astratti e i Fiscal Compact, le concezioni maniacali delle politiche inflattive e il rifiuto di ogni manovra espansiva e di crescita , le regole di comodo brandite talvolta come bastone e talaltra come carota. Sono questi i totem che hanno prodotto miseria tra i poveri e rifiuto generalizzato di aderire a tale scempio da parte di chi se lo è potuto permettere.

Questo, nei fatti, il bilancio di tre lustri di politica economica UE, questo il risultato della non-democrazia UE : una Grecia che moltiplica gli orfanatrofi, vende isole e porti ; una Gran Bretagna che a fronte del modello Bruxelles sceglie la via dell’Exit , tenendosi ben stretta la propria Westminster che mai cambierebbe con i palazzi in vetroacciaio dell’ Euronurocrazia sui quali campeggiano i malinconici slogan del nazionalismo e del sovranismo europeo , di un potere che pretende di prescindere dal popolo.

Dispiace ma è necessario. Dopo 70 anni di non Europa democratica e di non Europa federale, è gran tempo di piantarla di ripeterci che questa Europa è bella o che di questa Europa ce ne vuole di Più. E’ invece tempo di dire a gran voce che occorre, è urgente Tutta un’Altra Europa. Un’Europa almeno capace di evitare i Bataclan nel cuore del continente,di presidiare il Mediterraneo e le sue frontiere, di governare l’immigrazione e concepire piani di sviluppo nel Sud del mondo, di produrre ripresa e uscire da una recessione ormai senza fine.

A quanti raccontano che dobbiamo votare “contro il populismo” e “contro i sovranisti” non ho che da rispondere di cercarsi uno specchio e farsi un sereno esame di coscienza: è stata questa UE la più potente e prepotente causa della nascita e dei successi di populismi e sovranismi, di forconi e gilet gialli, di disoccupazione ed emigrazione , di perdita drammatica di potere d’acquisto in oltre metà del continente e di stagnazione nell’altra metà.

Il Non Voto è il solo strumento oggi in grado di dire a questa UE che l’Europa va cambiata, qui e subito. E a quanti vi diranno “sì, hai ragione, ma io vado a votare perché qui in Italia bisogna dare una lezione a questo o quel partito” , diteglielo serenamente : gli italiani di tutto hanno necessità fuorchè di andare a votare per un sondaggio di (piccola) politica interna .

Non fatevi abbindolare da chi in una tornata di inutili elezioni europee cerca patetiche rivincite di quella che fu la propria catastrofe del 4 Marzo , o di chi cerca invece conferme per una maggioranza gialloverde del tutto impotente, ormai incapace di assumere qualsiasi decisione. E’ di altro che ha bisogno questo Paese per essere ricostruito: di quattro vere e profonde riforme, e di partiti nuovi, che probabilmente nasceranno sulle macerie di questi .

Coraggio, quindi: perché il Non Voto è un atto di coraggio e di speranza. Quella di chi crede all’Europa e alla Democrazia. Di chi sa volere e vuole costruire Tutta un’Altra Europa. Non siamo pochi, non siamo soli.

Giovanni Negri