L’ELEMOSINA NON BASTA. IL VATICANO PAGHI L’ICI

Bravo l’elemosiniere di Bergoglio che ha riattaccato dopo sei giorni l’elettricità al palazzo occupato da circa 400 persone e accusato di morosità per non aver pagato 300mila euro di bollette arretrate. “Se in Vaticano vogliono pagare le bollette a tutti gli italiani in difficoltà, ci diano un conto corrente”, ha commentato Matteo Salvini.

Non c’è bisogno di aspettare alcun conto corrente. Al governo basterebbe smettere di traccheggiare e decidersi a far pagare al Vaticano quasi cinque miliardi di Ici arretrata non pagata dal 2006 al 2011, come disposto dalla Corte di giustizia europea lo scorso novembre, che ha giudicato un aiuto di Stato illegale il non aver fatto pagare l’Ici alle attività commerciali della Chiesa che avevano anche una piccola parte, come la classica cappella, destinata a fini non commerciali.

Non si parla di bruscolini ma di qualcosa pari al 20% del patrimonio immobiliare di tutta Italia: 9.000 scuole, 26.000 tra chiese, oratori, conventi, campi sportivi e negozi, 5.000 tra cliniche, ospedali, strutture sanitarie e di vario genere.

Ma al ministero dell’Economia non riescono a risolvere il dilemma che li angoscia da novembre: come si fa a stabilire oggi come sono stati utilizzati gli immobili commerciali del Vaticano Tra il 2006 e il 2011? L’Antitrust Ue, guidato dalla commissaria europea Margrethe Vestager, stanco dell’impasse, ha indicato tre modi possibili: utilizzare le dichiarazioni sull’utilizzo degli spazi presentate dagli enti non profit con la riforma del 2012, imporre a tutti gli interessati un «obbligo di autocertificazione» oppure prevedere un sistema di «controlli in loco tramite gli organi ispettivi». Oppure altre strade scelte da Roma, purché ci sia una mossa e quei cinque miliardi vengano recuperati.

Altro che l’elemosiniere che si inventa elettricista. Il Vaticano si deve decidere a pagare cinque sonanti miliardi e il governo, anziché schiamazzare, ha il dovere di esigerli e passare velocemente all’incasso. Tutto il resto è demagogia.