SI’: AVEVAMO VISTO GIUSTO. Se Mori fosse stato in Parlamento…..

In un’intervista al Corriere della Sera, il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, che mercoledì lascerà la magistratura dopo 45 anni di carriera, a proposito del contrasto tra magistratura e politica, che dura da decenni, osserva che “c’è la tendenza, diffusa in tutto l’Occidente, ad ampliare il ruolo dei giudici, affidando loro la soluzione di problemi di natura istituzionale, economica o addirittura etica che la politica non sa o non vuole risolvere. Il nostro, poi, è da sempre un Paese profondamente diviso, in cui si continua a negare legittimazione all’avversario politico e non si rinunzia a usare contro di lui il risultato delle indagini, a prescindere dal loro esito finale”.

Insomma, un’autoassoluzione, perché se è vero che da destra e sinistra si usano alternativamente gli avvisi di garanzia come una clave contro l’avversario, è anche vero che anche da parte di magistrati si è agito in modo da interferire pesantemente sui destini di un governo, come nel caso dell’invito a comparire recapitato a Silvio Berlusconi il 22 novembre 1994 e annunciato il giorno prima dal Corriere della Sera diretto da Paolo Mieli, proprio nei giorni in cui il presidente del consiglio presiedeva una conferenza internazionale sulla criminalità organizzata a Napoli.

Pignatone a parte, provate a chiudere gli occhi e a immaginare che da un anno a questa parte il generale Mario Mori fosse stato in parlamento a porre il problema giustizia-politica e dei tempi giusti dell’equo processo per qualsiasi cittadino, che si chiami Mori, Berlusconi, Renzi-papà, Greganti, Siri o pinco pallo. Pensateci un attimo. La questione era e resta quella. Non hanno avuto il coraggio di candidare Mori – né la destra, né la sinistra, né il centro né nessuno – ma se fosse stato eletto, oggi il clima politico in parlamento sul rapporto tra giustizia e politica sarebbe del tutto diverso. Pensate cosa avrebbe significato la presenza per un anno intero del Caso Giustizia vivente incarnato dal generale Mori arrestatore di Totò Riina, che poneva il tema dell’equo tempo del processo e del fatto che forse ci si deve dimettere dopo che si è stati riconosciuti colpevoli, non quando non si è stati neppure interrogati da un magistrato, ad esempio.

Ci dispiace dire che avevamo visto giusto, ma avevamo visto giusto.