SE ARRIVA RADIO LONDRA

27%. È la percentuale di voti attribuita dai sondaggi al neonato Brexit Party di Nicolas Farage, che nella sola giornata di Pasqua ha raccolto tremila nuovi iscritti e 74mila sterline. Quindi, Brexit Party primo partito nel caso, sempre più probabile, che la Gran Bretagna non esca dall’Ue in tempi brevissimi e sia quindi obbligata a tenere le elezioni per il Parlamento europeo, che di fatto si trasformerebbero in un secondo referendum, dopo quello del giugno 2016.

Dietro al Brexit Party ci sono il Labour di Jeremy Corbyn al 22% e i conservatori che crollano al 15%. C’è poi, altra sorpresa, il 7% dell’Ukip, l’ex partito di Farage. A Strasburgo arriveranno quindi decine di parlamentari britannici, compresi conservatori decisamente pro Brexit come Boris Johnson e laburisti non assimilabili ai Pro Ue, determinati a fare le pulci alla Commissione europea e a spiegare ai loro colleghi e ai rappresentanti delle altre istituzioni dell’UE quali sono i fondamenti della democrazia e come nell’attuale Unione non ci sia nulla che le assomigli.

Questo è lo scenario che si delinea e che smentisce tutte le analisi e le inchieste giornalistiche degli ultimi anni, secondo cui nel 2016 gli elettori britannici sarebbero stati ingannati da false promesse e da una marea di fake news, mentre ora che gli era chiaro cosa significa davvero la Brexit ci avrebbero ripensato se fosse stata data loro l’opportunità di un secondo referendum.

Così come per tre anni ci è stato solo raccontato che i britannici avrebbero pagato cara l’avventata decisione di uscire dall’Ue, mentre adesso, a cominciare da Milena Gabanelli, si comincia a documentare quanto costerà a noi la Brexit e come ci sarebbe convenuto ragionarci con Londra e tenercela nell’Unione, senza fare i gradassi del tipo “Andate pure, peggio per voi!”.

In realtà, un’Unione europea senza la Gran Bretagna è un nonsenso, un EuroReich franco-tedesco. Ma sta arrivando l’imprevisto, un’ondata di parlamentari euroscettici democratici, decisi a spiegare agli Europei Continentali che cosa non funziona nella macchina goffa e a-democratica di questa UE, che sin qui ha prodotto pensiero unico e politica economica sbagliata, senza alcun controllo democratico e alcuna reale partecipazione civile. Attenzione quindi a sottovalutare l’unico test di voto europeo che conta: gli europarlamentari britannici pro Brexit potrebbero rivelarsi a sorpresa un fattore di dialogo vero, di confronto-scontro, di democratizzazione di una UE dove le parole politica e democrazia sono state messe da troppo tempo in naftalina.