Zitto zitto Tria…

Un’ipotesi di governo per il dopo europee

 

A settembre i Cinquestelle avevano festeggiato la vittoria dal balcone di Palazzo Chigi e lo sconfitto era il ministro dell’Economia Tria, ai cui numeri, però, due mesi dopo si sono dovuti piegare. Sui rimborsi ai risparmiatori coinvolti nelle crisi bancarie i due vice premier avevano tuonato, ma alla è passata la linea di Tria, di rispetto delle regole. Sulla flat tax il ministro dell’Economia ha bloccato Salvini, opponendo alla tassa piatta la riduzione del numero delle aliquote in modo progressivo. E oggi, alla Camera, ha detto che “l’aumento dell’Iva è confermato in attesa di alternative”.

“Finché ci siamo noi, l’Iva non si aumenta” è stata la reazione di Di Maio e Salvini che però non dicono cosa si potrebbe fare per non aumentare l’Iva e non offrono alternative. Finché ci sono loro, l’Iva non si aumenta, si limitano a ripetere. E se dopo di loro ci fosse proprio Tria? Con una maggioranza diversa, che sarebbe una soluzione meno traumatica di quella spesso adombrata di un governo tecnico di Mario Draghi, che apparirebbe come una riedizione del governo Monti, cioè un’operazione delle banche, dei poteri forti, di Bruxelles.

Tria sta giocando la carta della verità, con quel suo fare dimesso da ragioniere chiamato per caso a fare il ministro. In qualche modo Tria appare come la vendetta del ragionier Fantozzi che dice: cosa volete, se non mi date alternative questo è quel che si deve fare per pagare reddito di cittadinanza, quota 100 e bonus degli 80 euro, come abbiamo stabilito nel Consiglio dei ministri approvando il Def. La semplice banalità della verità, detta da chi non ha coloritura politica e niente da perdere. Tria sta facendo della sua debolezza la propria forza. Senza di lui, cade il governo.

Tria dice che se piove bisogna aprire l’ombrello, a meno che ci siano altri modi per ripararsi. E i due rispondono: con noi l’ombrello mai! E intanto piove. E all’orizzonte si profila un acquazzone autunnale. E allora, dopo che i due partiti del governo gialloverde avranno fatto il pieno di voti alle europee e quando sarà arrivato il tempo di fare le dure scelte della prossima manovra, che richiederanno un cambio di passo che Giuseppe Conte non pare in grado di garantire, potrebbe essere proprio Tria, il loro ministro dell’Economia, a incarnare la continuità, con il sostegno di tutti, anche dell’attuale opposizione, o di una parte. Tutti sarebbero chiamati a un atto di responsabilità, nella continuità, senza strappi traumatici. Un governo di ragionevolezza, per fare le cose che vanno fatte per evitare il collasso economico del paese senza aumentare l’Iva. Tutti per Tria, Tria per tutti.