I COCCODRILLI DI RADIO RADICALE

I veri amici della Politica (e perciò della Radio) Radicale lo hanno detto per anni. Vivere di Finanziamento Pubblico è insieme una schiavitù e un’ illusione. Meglio, assai meglio e più saggio provare a salvare un patrimonio quale quello di RR percorrendo le sole due limpide strade a disposizione: trasferire in blocco il corpo dell’emittente nell’ambito della Rai – coronando la propria missione di Servizio Pubblico – oppure mettersi sul mercato e cercare imprese, risorse, energie pronte a costruire un’ avventura editoriale capace di navigare in mare aperto.

Ma siccome non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, ora si è obbligati ad ascoltare il Crimi di turno: “Radio Radicale ha svolto un servizio per 25 anni senza l’affidamento con una gara. Nessuno ce l’ha con Radio Radicale ma la convenzione è stata rinnovata per oltre un ventennio come una concessione. Esiste Rai Parlamento, un servizio pubblico, un canale istituzionale che trasmette le sedute parlamentari e delle commissioni”.

Non sappiamo se Radio Radicale vorrà provare finalmente a uscire dal vicolo cieco in altro modo e con altri argomenti che non siano quelli della litania contro il Regime Cattivo e del diritto a una vita eterna grazie ai soldi del Contribuente.

Di sicuro sappiamo però chi sono i suoi “amici” , scesi oggi in campo a versare lacrime in suo nome. Beppe Giulietti , ortodosso guardiano stalinista degli interessi prima del Pci e poi del sedicente “sindacato giornalisti Rai” , ora denuncia “la sciagurata scelta del Governo di tagliare il fondo per l’editoria che colpisce le voci delle differenze: Radio Radicale, Il Manifesto, l’Avvenire, tanti giornali diocesani e molte realtà locali in Campania” . Mariastella Gelmini, per un decennio ortodossa custode degli interessi Mediaset nelle istituzioni pubbliche ed entusiasta ammiratrice dell’informazione modello Emilio Fede , spiega che “I governi che spengono le radio e fanno chiudere i giornali non sono governi democratici”. E RobertoSaviano, a nome di un affranto Partito di Repubblica , adesso predica che “la mancanza di opinioni pubbliche e quindi della possibilità che vi sia una pubblica opinione, è stata il tratto distintivo di tutti i regimi totalitari, non a caso il principale organo di informazione dell’Unione Sovietica si chiamava Pravda, come se oggi un giornale si chiamasse La Verità, senza che a nessuno venisse da ridere”.

Ecco, a noi da ridere non viene. Ma fossimo Radio Radicale prenderemmo immediatamente altre strade, altre campagne e altre iniziative civili per dare uno sbocco davvero Radicale all’emittente, che non può e non deve più fare rima con contribuente. E soprattutto prenderemmo tutte le distanze possibili – e con grande urgenza – da questi nuovi “Amici”. Che di Radio Radicale sono in realtà (e da sempre) i Coccodrilli. Generosi solo nelle tardive, e inutili, lacrime.