Marianne nel mondo

Dopo mesi di proteste, il presidente dell’Uganda Omar al-Bashir, al potere da trent’anni, è stato arrestato dai militari, che gestiranno la transizione per due anni. Negli ultimi giorni il simbolo internazionale della protesta degli ugandesi contro il tiranno è diventata una giovane donna, Alaa Salah, grazie a un video pubblicato sui social e diventato subito virale, in cui intona canti tradizionali e invoca il cambiamento del Paese.

Alaa Salah, di cui sinora si sa solo che ha 22 anni e studia architettura all’Università di Karthoum, ha raccontato al Guardian di aver partecipato alle proteste anti-Bashir sin dall’inizio, tre mesi fa, sotto l’onda della pesante crisi economica, “perché i miei genitori mi hanno insegnato ad amare il mio Paese”.

Alaa Salah ha letto in piazza un poema rivoluzionario, che recita: “I proiettili non uccidono, quello che uccide è il silenzio”. Versi molto popolari e già scanditi nelle proteste dell’anno scorso e durante le rivolte del 2013. “All’inizio – ha spiegato Alaa – ho trovato un gruppo di sei donne e ho cominciato a cantare, loro mi hanno seguito, e la gente è arrivata sempre più numerosa”.

Lunedì la studentessa è salita sul tetto di un’auto, guidando i cori dei manifestanti: “La religione dice che se gli uomini vedono che qualcosa va male, non possono restare in silenzio”, ha cantato, mentre la gente rispondeva gridando “Rivoluzione!”. Alaa indossava il “thobe”, un abito bianco tradizionale. Sul web i suoi sostenitori l’hanno ribattezzata “Statua della libertà”, ma soprattutto “Kandaka”, regina di Nubia al tempo delle conquiste di Alessandro il Grande, che divenne il simbolo della lotta delle donne per i loro diritti nel Paese.

In Sudan come in Iran, dove sfidano il rischio del carcere contro l’obbligo del velo, le donne diventano il simbolo della lotta contro i regimi oppressivi. E nascono nuove Marianne della libertà.